Il grande errore degli educatori è pensare che i ragazzi siano uguali a loro

Van Gogh, V. (1889). Campo di papaveri

In questo brano, Giacomo Leopardi pone l’accento su un aspetto fondamentale dell’educazione: essa presuppone in primo luogo il riconoscimento della diversità dell’altro, delle sue attitudini e passioni. Possiamo dare ali ai bambini, ma non costringerli a volare come vorremmo noi. L’educazione è innanzitutto educazione di se stessi, non può ridursi a un insieme di tecniche o concetti; l’educatore non educa poiché segue un metodo (altrimenti potremmo delegare l’educazione dei nostri bambini alle macchine) ma perché è umano ed empatico.

Tratto da: Leopardi, G. (1817-1832). Zibaldone

9 Agosto 1821

Non hanno torto i padri e le madri che amano la vita metodica, senza varietà, senza commozioni, senza troppe fatiche, la pace domestica etc. I loro gusti, le loro inclinazioni possono ben difendersi, e v’è tanto da dire per la morte come per la vita, dice la Staël. Ma il gran torto degli educatori è di volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità; che la vita giovanile non differisca dalla matura. Di voler sopprimere la differenza di gusti, di desiderii etc., che la natura invincibile e immutabile ha posta fra l’età de’ loro allievi, e la loro, o non volerla riconoscere, o volerne affatto prescindere; di credere che la gioventù de’ loro allievi debba o possa riuscire essenzialmente e quasi spontaneamente diversa dalla propria loro e da quella di tutti i passati, presenti e futuri; di volere che gli ammaestramenti, i comandi e la forza della necessità suppliscano all’esperienza.