Neolitico significa “età della pietra nuova” (dal greco antico “neos”, che significa nuovo e “lithos”, che significa pietra): con questo termine si indica l’ultima fase della preistoria, che va dal 10.000 a.C. al 3000 a.C. circa, quando venne inventata la scrittura.
Con il passaggio dal Paleolitico al Neolitico, l’uomo (Homo Sapiens) è diventato sedentario e ha scoperto l’allevamento e l’agricoltura.

IL NEOLITICO

Il Neolitico corrisponde a una serie di grandi cambiamenti climatici che favorirono lo sviluppo dell’uomo e delle prime grandi civiltà umane. Infatti, intorno al 10.000 a.C. il clima si fece molto più caldo e i ghiacciai rimasti dall’ultima glaciazione cominciarono a sciogliersi, formando grandi fiumi e specchi d’acqua. Il clima mite portò alla formazione di grandi foreste e comparvero i cereali, specie vegetali particolarmente adatte all’alimentazione dell’uomo.

I grandi mammiferi tipici dell’era glaciale, come lo smilodonte (o tigre dai denti a sciabola), il mammut e il rinoceronte lanoso si estinsero, mentre al loro posto comparvero mammiferi più piccoli e docili: bovini, equini e ovini.

L’UOMO DEL NEOLITICO

Questi cambiamenti climatici permisero all’uomo di svilupparsi rapidamente e di conseguire una serie di scoperte e invenzioni molto importanti.

ALLEVAMENTO E AGRICOLTURA NEL NEOLITICO

L’uomo diede la caccia agli animali per migliaia di anni: in questo periodo imparò a conoscerne le caratteristiche e il comportamento; fu così che si accorse che poteva tenere con sé alcuni animali. Il primo animale addomesticato dall’uomo fu il cane, estremamente utile nelle battute di caccia: l’uomo lo nutriva e gli forniva un riparo in cambio della sua fedeltà.
Successivamente, l’uomo si accorse che poteva costruire stalle e recinti in cui far vivere pecore, capre, mucche, cavalli e animali da cortile: questi animali, nutriti e accuditi al meglio, erano una fonte di carne fresca e di latte per gli uomini. Alcuni animali, come le mucche, i cavalli e gli asini, erano docili e si potevano utilizzare per il trasporto.

Già dalla comparsa dell’Homo Sapiens le donne si erano specializzate nella raccolta delle bacche e delle specie vegetali commestibili; nel tempo, queste donne raccoglitrici compresero il funzionamento del ciclo vegetale e si accorsero che interrando i semi delle piante e prendendosi cura dei germogli era possibile far crescere delle nuove piante che, una volta adulte, avrebbero prodotto frutti.
Le prime piante coltivate dall’uomo nel neolitico furono i cereali (grano, orzo, farro, riso) e i legumi (ceci, fagioli e lenticchie).
Coltivare i campi era un lavoro molto faticoso: per questo motivo l’uomo del Neolitico inventò numerosi attrezzi per rendere l’agricoltura più semplice ed efficiente. I più importanti sono:

  • la zappa, composta da un bastone di legno con una pietra levigata legata stretta all’estremità con dei tendini animali, che serviva a smuovere il terreno rompendo le zolle;
  • l’aratro, una struttura in legno con una punta che serviva a creare i solchi nel terreno in cui seminare le piante;
  • la falce, un bastone ricurvo sul quale erano inserite delle pietre affilate, che serviva a tagliare l’erba e le spighe di cereali.

Allevamento e agricoltura furono due scoperte cruciali per migliorare l’alimentazione dei primi uomini: coltivando una grande varietà di frutta, verdura e cereali e allevando vari animali gli uomini del Neolitico potevano mangiare molti alimenti diversi, variando la propria dieta e assicurandosi una salute migliore. Anche noi dovremmo seguire una dieta varia e ricca di cibi diversi.

LA SCOPERTA DEI METALLI

Gli uomini del Neolitico fanno una terza grande scoperta, che ha rivoluzionato la storia dell’umanità: si accorgono che alcune pietre contengono al loro interno delle sostanze particolari, i metalli. Mettendo sul fuoco queste pietre, i metalli si sciolgono e colano al di fuori delle pietre stesse poi, quando la temperatura si raffredda, si solidificano.
Facendo colare questi metalli fusi in uno stampo, si raffreddano e si induriscono assumendo la forma dello stampo. Gli attrezzi metallici sono molto più resistenti di quelli in pietra e di quelli in legno. Le punte e le lame di metallo sono molto più leggere e affilate di quelle in pietra: nasce così l’industria delle armi. Gli artigiani che si specializzano nella lavorazione dei metalli si chiamano fabbri.

Non tutti i metalli sono facili da lavorare. Il primo metallo utilizzato dagli uomini del Neolitico fu il rame, che si fonde a bassa temperatura. La lavorazione del rame cominciò all’incirca  nel 5500 a.C. Successivamente, intorno al 3000 a.C. gli uomini si accorsero che potevano mescolare due metalli fusi tra loro, formando una lega. La prima lega ad essere utilizzata fu il bronzo, che si otteneva unendo rame e stagno.
Infine, intorno al 1000 a.C. venne messa a punto la lavorazione del ferro, un metallo molto più resistente del rame e del bronzo. Col ferro si potevano realizzare armi e armature di qualità superiore.
Gli storici hanno chiamato Età dei Metalli la porzione di preistoria e di storia a partire dalla scoperta della lavorazione del rame, dividendola in:

  • Età del Rame: dal 5500 a.C. al 3000 a.C.
  • Età del bronzo: dal 3000 a.C. al 1000 a.C.
  • Età del ferro: dal 1000 a.C. in poi

I VILLAGGI E LE CASE DEL NEOLITICO

Gli uomini del Neolitico non sono più nomadi: la scoperta dell’agricoltura e dell’allevamento permettono loro di vivere sempre nello stesso luogo, producendo tutto il cibo necessario alla sopravvivenza; campi e bestiame, inoltre, hanno bisogno di cure e di sorveglianza; per queste ragioni, l’uomo diviene sedentario.
Gli uomini del Neolitico si stabilivano in luoghi pianeggianti e vicini ai corsi d’acqua, che erano più semplici da coltivare e da irrigare. Qui non costruivano più tende e capanne, ma case e palafitte. Queste abitazioni erano costruite per durare nel tempo. Le case erano realizzate con mattoni di argilla e con terra impastata insieme all’argilla. Le palafitte, invece, erano costruite sull’acqua o su terreni paludosi ed erano sopraelevate dal terreno grazie a dei robusti pali. I primi villaggi erano costituiti esclusivamente da case, mentre le strutture religiose (i megaliti) si trovavano al di fuori dell’abitato.

I primi villaggi del Neolitico erano piuttosto piccoli, composti da qualche decina di case. Con l’Età dei Metalli, questi villaggi diventarono sempre più grandi, fino a formare le città: le case erano di forma quadrata, composte interamente di mattoni e con un tetto piatto di legno. Nelle città, inoltre, si trovavano granai, nei quali venivano depositate le scorte di cereali e di cibo, magazzini, forni e diverse botteghe artigiane (vasai, fabbri, tessitori, falegnami). Nelle città si trovavano anche templi imponenti e palazzi in cui si riunivano i re e gli anziani.

LA SOCIETÀ DEL NEOLITICO

Le condizioni di vita favorevoli, insieme alla scoperta dell’agricoltura e dell’allevamento, portarono all’aumento della popolazione e alla formazione di villaggi sempre più numerosi. All’interno dei villaggi nacquero i mestieri: la maggior parte degli uomini si occupava di agricoltura e allevamento, mentre altri divennero artigiani: vasai, tessitori, costruttori.

Gli uomini del Neolitico svilupparono anche la cultura religiosa: credevano negli spiriti degli antenati e negli spiriti che personificavano le forze della natura. Accanto alle pitture rupestri, che nel tempo divennero più complesse e particolareggiate, gli uomini del neolitico costruirono delle strutture megalitiche, ovvero grandi monumenti in pietra. I megaliti si dividono in:

  • menhir, ovvero grandi pietre allungate conficcate nel terreno in posizione verticale;
  • dolmen, archi composti da due pietre disposte in verticale con una pietra appoggiata orizzontalmente su di esse;
  • cromlech, monumenti formati da tanti menhir disposti in cerchio, in fila o in ordine geometrico.

A partire dall’Età dei Metalli, la società umana divenne più complessa: nelle città si scambiavano un gran numero di merci. I contadini barattavano cibo in cambio di attrezzi e oggetti di uso quotidiano. Presto nacque una nuova professione, quella del mercante: i mercanti viaggiavano da una città all’altra facilitando lo scambio del cibo e delle merci.
Con la nascita del commercio, gli uomini dovettero inventare un sistema per tenere nota degli scambi e delle merci che possedevano. Inizialmente utilizzavano disegni stilizzati, realizzati su tavolette di argilla. Questo metodo impegnava molto tempo e fu così che nacquero i primi caratteri stilizzati, che rappresentavano sulla tavoletta la lingua parlata.
Nacque così la scrittura, la più importante scoperta dell’umanità. La scrittura non veniva utilizzata esclusivamente dai mercanti, ma anche dai sacerdoti, che la utilizzarono per tramandare i miti, dai re e dagli anziani che scrivevano leggi e regole e dagli uomini di cultura, che tramandavano la storia dei popoli. Con l’invenzione della scrittura finì la Preistoria e cominciò la Storia, il periodo storico in cui ci troviamo ancora oggi.

ARTIGIANATO E TESSITURA

L’uomo del Neolitico ha bisogno di costruire dei contenitori in cui raccogliere i cereali, i semi e gli altri alimenti che produce: per questo scopo, comincia a realizzare vasi e contenitori d’argilla. L’argilla è facile da lavorare e si può lasciare asciugare al Sole. Gli artigiani del Paleolitico scoprono che l’argilla si può anche cuocere sul fuoco: una volta cotta, l’argilla si trasforma in ceramica, un materiale più resistente e impermeabile all’acqua. Questa scoperta portò alla costruzione di numerosi forni e alla nascita di una nuova professione artigiana: il vasaio.

Anche l’arte di confezionare gli abiti progredì: rispetto ai vestiti di pelli cucite del Paleolitico, gli uomini del Neolitico impararono a tessere abiti a partire dalla lana delle pecore che allevavano e dalle fibre vegetali, utilizzando il telaio. Il telaio era uno strumento composto da un telaio di legno sul quale venivano inseriti dei fili in senso verticale. Le tessitrici, utilizzando una spoletta di legno o d’osso, intrecciavano tra i fili verticali un altro filo, questa volta in senso orizzontale; poi, con un pettine spingevano i fili orizzontali verso l’alto, in modo da rendere il tessuto più fitto e resistente. I fili disposti in verticale sul telaio prendono il nome di ordito, mentre quelli intrecciati con la spoletta formano la trama.
Grazie a questa tecnica di lavorazione gli uomini del Neolitico riuscirono a realizzare coperte, tappeti, tende e abiti sempre più complessi. La tessitura era un’arte riservata alle sole donne.

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