Il paradosso di Easterlin, conosciuto anche come paradosso della felicità, insegna che il grado di felicità delle persone non cresce insieme al loro reddito. Questo paradosso ha dimostrato con metodo statistico che i soldi non fanno la felicità.

Il Paradosso della Felicità (o Paradosso di Easterlin) fu definito negli anni ’70 del secolo scorso dall’economista americano Richard Easterlin che, con un approccio innovativo, aveva iniziato a studiare la relazione tra reddito e felicità o benessere soggettivo. La consistenza del paradosso di Easterlin non è mai stata smentita. Al contrario, esistono numerosi studi che l’hanno ri-confermata.

I ricercatori Eugenio Proto e Aldo Rustichini, nel 2013, hanno osservato (attraverso una sofisticata elaborazione statistica) che la relazione tra reddito e felicità è forte fino ad un reddito annuo di 15.000$, si fa più debole tra i 15.000 e i 30.000 $ e sparisce del tutto al di sopra di questa cifra. Un reddito netto pari a 30.000$ significa, all’incirca, 2.000 € al mese (obiettivo ambizioso, ma alla portata di tutti). Questa è la cifra oltre la quale il lavoro non produce più fellicità ma, al contrario, la mette in pericolo.

Nell’articolo “Il “Paradosso della felicità”: quando e perché la crescita economica non giova al benessere”, pubblicato sulla rivista Statistica & Società, scopriamo quanto segue. Uno studio realizzato dalla società Gallup su un campione di 15.000 cittadini cinesi rileva che “nel periodo considerato (dal 1994 al 2005) il PIL p.c. della Cina è cresciuto in termini reali del 250% con riflessi sostanziali sullo standard di vita materiale: le famiglie che possiedono un televisore a colori sono aumentate dal 40 al 82 per cento e quelle che dispongono del telefono sono passate dal 10 al 63 per cento. Tuttavia il benessere soggettivo dei cinesi appare addirittura peggiorato“.

IL PARADOSSO DELLA FELICITÀ E L’EDUCAZIONE

Eppure, sebbene una mole di successive ricerche e di nuove evidenze empiriche abbiano confermato l’osservazione di Easterlin, consumismo e sviluppismo continuano a pervadere la nostra società e a condizionarne fortemente le scelte politiche. Quando si dimostra che un’idea è sbagliata o addirittura dannosa, sarebbe naturale che con il tempo venisse abbandonata; ma quando essa resiste e continua a dominare è bene chiedersi chi abbia interesse ad alimentarla e con quali strategie.

Perché ignoriamo il paradosso della felicità? Secondo noi, perché non lo conosciamo abbastanza: i media sono dominati da altri messaggi e hanno, comprensibilmente, altre finalità rispetto a quella educativa. Così, accade che il mondo dell’educazione, quello che dovrebbe conoscere gli studi di Easterlin sulla felicità più a fondo, non li conosce o non riesce a trovare risorse concrete per superare le idee dominanti alla ricerca della felicità.

FONTI

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