Il problema dell’analfabetismo motorio

Quello dell’analfabetismo motorio è un problema preoccupante, che colpisce il nostro paese in misura significativa. Leggiamo il parere di due esperti, tratto da un articolo di Quotidiano.net:

Per le giovani generazioni si può parlare di analfabetismo motorio. Matteo Panichi, papà di due bimbi, è il responsabile della preparazione fisica delle nazionali di basket e ha una lunghissima esperienza nei settori giovanili. Quando si lavora con i più giovani sono evidenti tante carenze dal punto di vista motorio – aggiunge – . Ai ragazzi di oggi mancano i fondamenti di base. Penso, per esempio, alle capacità di coordinazione che si imparano con il gioco e l’esperienza. Non è luogo comune dire che è anche perché non ci sono più campetti e oratori
I dati dell’Istat confermano che siamo il Paese più sedentario d’Europa racconta Andrea Ceciliani coordinatore del Corso di Laurea in Scienze delle attività motorie e sportive dell’università di Bologna. Non bisogna assolutamente sottovalutare il fenomeno. I bambini di oggi hanno difficoltà che riguardano lo spazio e le capacità di movimenti. Esercizi che sembrano banali, come le capriole, ora bisogna insegnarli. Appunto per questo motivo l’idea di portare l’educazione fisica alle elementari piace a tutti. “Quella è l’età in cui si creano abitudini stabili”, aggiunge Ceciliani“.

Queste considerazioni portano a due conclusioni differenti: la prima è l’assoluta necessità di portare l’educazione motoria nelle scuole, cominciando dalla scuola dell’infanzia e passando per la scuola primaria. Praticare attività motoria seguiti da un docente specializzato è un fondamentale della buona educazione (tra l’altro, come abbiamo già spiegato in questo articolo, se i bambini si muovono migliora la qualità dell’apprendimento didattico nelle altre ore).
La seconda è il bisogno di ricostruire degli spazi di aggregazione infantile. Quello degli oratori di una volta era un modello vincente, aperto a tutti e sostenibile. Oggi stiamo assistendo a una progressiva scomparsa degli spazi dell’infanzia: si tratta di una cornice infelice, all’interno della quale la dipendenza digitale è un elemento secondario. La verità è che i nostri bambini, per varie ragioni, sono “imprigionati” nelle loro case e non trascorrono un tempo sufficiente all’aperto, in compagnia dei propri coetanei.

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