In un’epoca in cui il silenzio si è smarrito, vogliamo recuperare mezza paginetta da “La mente del bambino” Maria Montessori, che al silenzio attribuisce il ruolo di metro per misurare la volontà.

Anche la mia esperienza, che mi portò a introdurre la lezione del silenzio, prova quest’attitudine all’ubbidienza, che in quel caso era un fenomeno di ubbidienza collettiva: prova una meravigliosa e inaspettata corrispondenza di un gruppo di bambini i quali si identificavano con me. 
Per ottenere il silenzio assoluto bisogna essere tutti d’accordo: se uno non lo è, il silenzio è rotto; perciò occorre avere la coscienza di agire insieme per arrivare a un risultato…
Da questo esercizio del silenzio si potrebbe misurare la forza di volontà di questi bambini; col ripetere questo esercizio, questa forza si faceva più grande e i periodi di silenzio si allungavano“.
Maria Montessori, La mente del bambino

Sì, il gioco del silenzio fu utilizzato da questa grande pedagogista come esercizio corale per costruire non solo la volontà, ma anche la coscienza sociale. Naturalmente, questo richiede di considerare il silenzio non come una condizione necessaria per fare lezione, ma come un maestro di vita:

Il silenzio, nelle scuole comuni, vuol dire la “cessazione del chiasso”, l’arresto di una reazione, la negazione della scompostezza e del disordine. Mentre il silenzio può intendersi in modo positivo come uno stato “superiore” al normale ordine delle cose. Come una inibizione istantanea che costa uno sforzo, una tensione della volontà e che distacca dai rumori della vita comune quasi isolando l’anima dalle voci esteriori“.
Maria Montessori, La scoperta del bambino

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FONTI

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