Dal Corriere della Sera, La Ventisettesima Ora, riprendiamo la lettera di una mamma lavoratrice, che ha scelto di restare anonima:

Ci ho provato, disperatamente, a conciliare le due cose. Ho chiesto orari ridotti che mi consentissero di portare le piccole al nido o alla scuola materna, mi sono avvalsa di tate, di aiuti di ogni genere, e per qualche tempo mi sono anche illusa di poter fare tutto. Ma la realtà è che è impossibile. Pur con tutti gli aiuti del mondo, ti ritrovi con il conto in banca prosciugato dagli stipendi alle tate e alle sostitute delle tate, dai folli costi dei nidi e delle attività extrascolastiche (che, pur senza esagerare, ti paiono irrinunciabili, come ad esempio un corso di nuoto, uno di inglese) e al contempo devi convivere con enormi sensi di colpa che ti tormentano. Non riesci a recuperarle da scuola tutti i giorni, non riesci a giocare con loro nel pomeriggio perché devi preparare una cena possibilmente sana e devi organizzare la giornata successiva, non sei abbastanza serena da assicurare loro un sorriso costante ed una parola indulgente, affannata come sei da tanti pensieri.

Questo sfogo racchiude lo sfogo di tante altre mamme e tanti papà che, ogni giorno, si trovano a dover fare i conti con una vita ad incastro. Che chiede compromessi, ma non scende a compromessi. E così ci si ritrova lacerati e incompleti: ci si sente pessimi genitori, mediocri lavoratori.

Purtroppo la parola “conciliare” resta utopia, resa ancora più dolorosa dallo sciorinare, su web e media in genere, di modelli perfetti provenienti dall’estero, di famiglie da Mulino Bianco che … Che non capiamo come possano esistere davvero.

La famiglia perfetta non esiste: no al senso di colpa

Questa situazione fa scaturire il senso di colpa, il più grande nemico dell’educazione. Ci chiediamo come faccia quella mamma ad essere sempre sorridente, come si riesca a stare con i bambini senza urlare, esauriti da stanchezza e frustrazione. Ci domandiamo se sia possibile aderire ai modelli che ci vengono proposti e che ci vorrebbero tutti sereni e felici.

La verità, l’unica verità che, come genitori, dobbiamo tenere a mente, è che per essere felici e rendere felici i nostri figli, dobbiamo eliminare i sensi di colpa.
Vincere il senso di colpa significa darsi la possibilità (e la libertà) di farci conoscere dagli altri per ciò che davvero siamo. Nel cercare la perfezione omettiamo la parte migliore di noi, temendo di non essere accettati, di non rispondere ai diktat del mondo intorno a noi.

Non riusciremo a conciliare tutto, questa è la grande verità: tuttavia, se seguiamo fino in fondo noi stessi, saremo un modello perfetto. I bambini vedranno uomini e donne che sbagliano, a volte piangono, a volte si arrabbiano, ma stanno lottando per qualcosa in cui credono davvero. Diciamo addio al personaggio “ideale” e i sensi di colpa se ne andranno. Senza rimpianti.

SPUNT’Esercizio di oggi: scrivamo la nostra vera storia

Il passo determinante per sciogliere il senso di colpa è abbandonare il personaggio di chi sopporta tutto, anela alla perfezione, facendosi carico del mondo, senza mai dire no. Sì al lavoro, sì ai figli, sì al tempo libero, sì alla madre e moglie perfetta. Sono tutti sì che ci faranno soffrire, profondamente, ponendoci su un illusorio piedistallo di “vittime onnipotenti”. Scriviamo la nostra vera storia, fatta di “no”, “forse” e imperfezione. Per farlo, vi consigliamo di lavorare su questi tre spunti.

Provate a dire “NO!”
Voler bene non significa tacere e acconsentire: talvolta opporsi, se non vogliamo davvero qualcosa, è la miglior prova del nostro interesse. I “no” non fanno crollare il mondo e danno un’immagine di noi decisamente migliore.

Evitate di creare capri espiatori
Chi si sente in colpa con tutti, spesso, se la prende con tutti, soprattutto con le persone da cui è incondizionatamente accettato. Facciamoci carico dei nostri problemi, senza riversarli sugli altri.

Rompete gli schemi
Il mondo che gira intorno a noi si modella sul nostro senso di colpa. Tutti, anche senza volerlo, ne approfittano: per cui cerchiamo di non essere “ricattabili”, dicendo sempre sì. Ne abbiamo solo da guadagnare.

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