LA FAVOLA DEL BUON ORECCHIO

Molto tempo fa, nel lontano Oriente, vivevano due ragazzi. I due erano cresciuti insieme e, crescendo, erano diventati buoni amici. Il primo, Guo, era molto abile a suonare l’arpa e trascorreva le giornate all’ombra di una pagoda, suonando e cantando. Il secondo, Ning, non sapeva fare nulla di che e passava le giornate ad ascoltarlo.

Quando Guo suonava e cantava dei Monti Sacri, Ning chiudeva gli occhi e poco dopo esclamava: “Bravo Guo, grazie alle tue melodie riesco ad immaginare le vette delle montagne, come se fossi lì”. Lo stesso accadeva quando Guo intonava canzoni sul Fiume Azzurro: Ning restava estasiato: “Che bello Guo, la tua musica mi fa viaggiare, come se navigassi su un sampan tra le acque del fiume”.

Un giorno Ning si ammalò gravemente e, di lì a poco, morì. Guo continuò a suonare, ma non era più la stessa cosa, senza il suo amico che stava lì ad ascoltarlo. Così Guo capì una grande verità: Ning, che apparentemente non aveva grandi talenti, in realtà possedeva un dono preziosissimo, quello del “buon orecchio”. Sapeva ascoltare con il cuore e rendere speciale ogni cosa.

Guo decise di tagliare le corde alla sua arpa, perché non aveva senso suonare senza il suo amico. Ma, proprio quando stava per distruggere il suo strumento, capii la grande lezione che aveva appreso da quella perdita: non bastava suonare con maestria, occorreva anche allenare il “buon orecchio”, proprio come faceva Ning.
Da quel momento Guo girò per tutta la Cina per ascoltare, all’ombra delle pagode, altri musicisti ed imparare da loro, onorando la memoria dell’amico.

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