LA FINE DELL’ANNO SCOLASTICO: STRESS E LITIGI TRA GENITORI E FIGLI. I CONSIGLI

La scuola sta volgendo al termine e si iniziano a tirare le somme dell’intero anno scolastico. Mancano le ultime valutazioni, le più importanti per chi deve recuperare. Mamma e papà, con calcolatrice alla mano, ogni sera fanno le medie dei voti per capire se la situazione è grave e quanto preoccupante, e tra genitori e figli iniziano le discussioni e i litigi.

A differenza del giovane, l’eventuale fallimento scolastico ancora non ufficialmente dichiarato, è già percepito dal genitore perché i voti, quei numeri che appaiono sul registro elettronico, sono più importanti di ogni altra cosa.

“I genitori pretendono troppo, mettono i propri figli sotto pressione, a volte anche in modo eccessivo”, spiega la psicologa Anna Oliverio Ferraris, “spesso mi capita di avere a che fare con bambini di prima elementare già ossessionati dai voti, che vogliono tutti 10 in pagella per fare contenta la mamma o la maestra, e che soffrono di tic o balbettano a causa dello stress”.

Il fondatore della scuola di Barbiana, don Lorenzo Milani, diceva: “Il voto monopolizza l’attenzione e l’interesse degli studenti, facendoli studiare solo per la valutazione, in una situazione di ansia e competizione”, ma spesso sono proprio mamma e papà a richiedere prestazioni alte, a volte minando l’autostima del proprio figlio.

Attenzione, quindi, ad affrontare un momento importante come la consegna dell’ultima pagella con responsabilità, aiutando il bambino o il ragazzo a capire e accettare i propri limiti e le proprie risorse senza troppi drammi.

I CONSIGLI DELL’ESPERTA

In aiuto ai genitori, ecco i consigli della psicologa Anna Oliverio Ferraris:

  • Non caricare di troppa ansia il proprio figlio e cercare di controllare le proprie emozioni.
  • Capire se l’insuccesso scolastico è legato a una reale difficoltà di studio o solo a uno scarso impegno del ragazzo.
  • Se il ragazzo dovesse avere dei debiti, si può decidere di optare per un aiuto esterno, con delle lezioni private (evitare di aiutarlo voi stessi per non creare ulteriori tensioni), ma se dovesse risultare veramente indietro rispetto agli altri compagni, sarebbe il caso forse di rivedere la scelta del percorso fatto, parlarne con lui e con i professori. Nel caso fosse necessario fargli perdere un anno, evitare di farne una tragedia, ma accogliere questa eventualità come una nuova possibilità.
  • Se il fallimento scolastico dovesse derivare da uno scarso impegno nello studio, è il caso di discuterne insieme e farsi delle domande: è un momento di ribellione? Ha problemi con i compagni o con i professori? C’è qualcosa che lo distrae? Trova noioso lo studio, e perché? E’ bene non giudicarlo ma trovare insieme una soluzione, e considerare anche il caso se fargli continuare o meno gli studi. Non tutti i ragazzi sono uguali.
  • Non far credere al proprio figlio che l’insuccesso scolastico sia un giudizio sulla persona. La riuscita a scuola non coincide con la riuscita nella vita, e neanche con una maggiore intelligenza.

Sapevate che: Albert Einstein accumulava in pagella molti 4 e 5 e addirittura dei 3; John Lennon all’età di 15 anni era bravissimo in arte ma non in religione e scienze a causa del suo “atteggiamento indisciplinato”; George Bush senior, il 41esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, collezionava votazioni medie in tutto, compresa l’intelligenza.

Non sempre andare bene a scuola vuol dire avere successo nella vita.

a cura di Alessandra Gaeta,
giornalista professionista