La leggenda del cactus

la leggenda del cactus

LA LEGGENDA DEL CACTUS

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Tanto tempo fa, in un deserto lontano, ci fu una guerra tra i fiori che crescevano in un’oasi e le rose del deserto che abitavano tra le dune. Dopo molte battaglie, i fiori decisero di stipulare la pace con le rose del deserto: per suggellare la loro alleanza, il re dei fiori avrebbe concesso sua figlia in moglie al generale delle rose del deserto. La figlia del re dei fiori era combattuta: il generale delle rose del deserto era nobile, gentile e valoroso, però… lei nell’oasi aveva acqua fresca e tante amiche, ma tra le dune sarebbe stata sola. E sotto il Sole, perdipiù!
Quando il suo futuro marito venne in visita all’oasi, per organizzare le nozze, la giovane principessa gli domandò: “Dove troverete l’acqua per nutrirmi e le palme per ripararmi dai raggi roventi del Sole?”
“Non preoccuparti”, rispose lui, ti ripareremo sotto una grande roccia e verremo a prendere l’acqua tutti i giorni.
La giovane pianticella scosse il capo: vivere nascosti sotto un sasso e bere l’acqua calda dopo un lungo viaggio era fuori discussione. Così si rinchiuse nelle sue stanze a studiare, alla ricerca di una soluzione: non avrebbe abbandonato l’oasi senza un piano. In un vecchio libro scoprì l’esistenza di alcune piante capaci di allungare le proprie radici per decine di metri sotto la sabbia, fino a raggiungere l’acqua dell’oasi.
La notte prima delle nozze, la pianticella si recò dalla palma maga, l’incantatrice dell’oasi e le chiese una pozione per far crescere le sue radici così in profondità da raggiungere l’acqua dell’oasi. La palma le fece bere un certo intruglio ma la mise in guardia: “Otterrai ciò che chiedi, ma in cambio dovrai offrire qualcosa”.
Il giorno seguente la carovana delle rose del deserto partì, diretta verso le dune aride, portando con sé la principessa dei fiori. Dopo un lungo viaggio raggiunsero la duna imperiale, e lì conficcarono la pianticella nella sabbia.
“Domani ti porteremo nella tua nuova casa” le disse il generale.
Quella notte, la pozione che aveva bevuto fece effetto: le radici della pianticella si allungarono così tanto che arrivò a bere l’acqua fresca della sua vecchia oasi ma le sue foglie, tenere e verdi, si trasformarono in spine dure come l’acciaio.
La mattina seguente, le rose del deserto, al posto della pianticella trovarono un cactus grande, verde e irto di spine.
“E tu chi saresti?” domandò il generale.
“Sono la tua sposa, ma ho cambiato la mia forma; adesso posso sopravvivere anche alle dune più aride. Così non dovrai nascondermi sotto un sasso e potremo vivere insieme”.
“L’hai fatto per me?” domandò la rosa del deserto, sciogliendosi in lacrime; “Grazie. Spero di poter ricambiare il tuo amore un giorno”.
La rosa del deserto rimase accanto al cactus, ma si scrollò le lacrime di dosso in fretta e furia, prima che si portassero via il suo bel corpo (le rocce paiono indistruttibili, ma sono molto più fragili di quel che sembra: basta un temporale a sciogliere le rose del deserto); le sue lacrime caddero sulla sabbia intorno al cactus, che le raccolse con le sue radici, perché la gratitudine è un nettare prezioso. Magicamente, sul capo della principessa, sbocciò un fiore bianco, rosa e arancione, il fiore più bello di tutto il deserto.
Da allora, i due sposi non si sono più separati: quando piove, la principessa cactus ripara la rosa del deserto sotto il suo corpo e durante le notti d’estate, nel deserto, si odono le loro voci cantare all’unisono sotto le stelle.