La leggenda del pettirosso

Della leggenda del pettirosso esistono due varianti: la prima riguarda la notte di Natale, mentre la seconda riguarda l’episodio della crocifissione di Gesù. In questo articolo le abbiamo raccolte entrambe.

La leggenda del pettirosso (Natale)

Era Natale. Il bambino Gesù era nato da poco e tutti si stringevano intorno a lui. Mentre il bue e l’asinello lo riscaldavano con il calore dei loro corpi, Giuseppe accese un braciere, con i ramoscelli e gli sterpi che riuscì a trovare. Nella stalla, era rintanato anche un piccolo uccellino dalle piume stinte e dal petto chiaro; era ancora giovane e non aveva un nome.

Nel cuore della notte, tutti si addormentarono, sfiniti dalla fatica e dalle emozioni di quel giorno straordinario. Fu allora che l’uccellino, nascosto su una trave, si accorse che il braciere stava per spegnersi.

Volò di sotto e cominciò a battere le ali per attizzare la brace; poi, sfrecciò fuori dalla capanna, a cercare dei ramoscelli, per tenere viva la fiamma. per tutta la notte l’uccellino si diede da fare e tenne acceso il braciere. All’alba, Giuseppe si svegliò e accorse ad aiutarlo.

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Finalmente, l’uccellino poté fermarsi e riprendere il fiato. Quando risalì sulla trave, tuttavia, si accorse di essere cambiato: al centro del petto, aveva una macchia rossa, proprio come il fuoco che aveva alimentato quella notte. Era il fuoco dell’amore e dell’impegno; quella notte, l’uccellino scoprì qual era il suo nome: era un pettirosso.

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La leggenda del pettirosso (Pasqua)

Si racconta che quando il Signore creò il pettirosso, lo ricoprì di piume grigie e marroni: del rosso, neppure l’ombra. Il pettirosso non capiva perché portasse quel nome, visto che le sue piume erano del colore della cenere.

Più volte chiese al Signore una spiegazione, ma ogni volta riceveva la medesima spiegazione: “Un giorno capirai il perché. E adesso, prendi il volo insieme alle altre creature del cielo”.

Il pettirosso soffriva per la sua condizione; guardava con ammirazione gli altri uccelli e in ciascuno di loro trovava le qualità che lui non possedeva. Le aquile erano forti e fiere, i pappagalli erano di mille colori, i gabbiani erano bianchi come la neve e la spuma. Lui, invece, era piccolo e smorto.
Mentre si crogiolava in questi pensieri, il pettirosso capitò dalle parti del Golgota. Lì, vide stagliarsi all’orizzonte tre uomini crocifissi.

“Povere creature” sospirò il pettirosso, che aveva un cuore d’oro; poi volò sopra le croci, per vedere se poteva alleviare le sofferenze dei tre condannati in qualche modo.

L’uomo al centro aveva una corona di spine conficcata sul capo: le spine graffiavano il suo volto e lo facevano sanguinare. Quel Crocifisso era Gesù; il pettirosso non poteva saperlo, ma pieno di compassione volle aiutarlo. Senza curarsi dei soldati che circondavano la croce, si avvicinò in volo alla sua corona di spine, le afferrò delicatamente col becco e le tolse, una dopo l’altra. Nell’estrarre l’ultima spina, dalla ferita uscì un fiotto di sangue che tinse di rosso il petto dell’uccellino. Il pettirosso andò al fiume per lavarsi le penne, ma il rosso rimase.
In segno del suo coraggio e della sua compassione, il pettirosso fu ricompensato con un delizioso piumaggio rosso e, poté volare felice tra le altre creature del cielo.

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