La storia è il miglior antidoto all’indifferenza

Quando affrontiamo il tema della politica a scuola, solitamente veniamo criticati con durezza. Questo accade perché per noi la politica è quella dei compromessi, della corruzione e dei taciti accordi; viviamo la politica come una guerra tra bande e, purtroppo, proiettiamo questa visione sui nostri bambini. Così, tendiamo a tenerli lontani dalla politica, come se fosse un male capace di corromperli.

Eppure, la politica è alla base della civiltà umana. Quello che siamo è il frutto di millenni di attività politica. La politica è molto più grande degli scontri tra partiti: fare politica significa interrogarsi sui bisogni dell’uomo e proporre soluzioni concrete per realizzarli. Fare politica significa comprendere l’essenza del diritto come fondamento per la convivenza umana. Fare politica significa impegnarsi attivamente per far crescere la propria comunità. Proporre questi temi ai bambini sarebbe disdicevole? Assolutamente no.

C’è un’altro aspetto della politica che viene spesso sottovalutato: la storia. Studiare la storia dell’umanità significa studiare millenni di politica, accanto ai suoi effetti concreti. Liliana Segre sottolinea che “la storia va rimessa al centro dei programmi scolastici, perché è l’antidoto alla barbarie. Le tragedie sono dovute proprio all’indifferenza dei più. Per uscirne, occorre una scelta libera, una scelta di coscienza come è stato nel mio caso“. Lo storico greco Polibio, d’altro canto, sostenne che le forme di governo si alternano ciclicamente (è la famosa teoria dell’anaciclosi) e altrettanto ciclicamente si deteriorano e si evolvono. Conoscere queste forme di governo attraverso gli esempi storici e comprendere le cause che le hanno scatenate e gli effetti che hanno prodotto è l’unica strada che possiamo percorrere se vogliamo costruire consapevolmente il futuro.

Oggi il futuro è al centro di tanti dibattiti educativi. Noi siamo convinti sostenitori dello studio del passato per avere un futuro. Come scrisse Neil Postman: “Conoscere le proprie radici non significa soltanto sapere da dove è venuto il nonno e che cosa ha dovuto sopportare. Significa anche sapere da dove vengono le nostre idee e perché crediamo proprio in quelle, sapere da dove proviene la nostra sensibilità morale ed estetica. Significa sapere da dove viene il nostro mondo, non solo la nostra famiglia…
Quello che voglio raccomandare, dunque, è che ogni materia sia insegnata come storia. In questo modo anche i bambini delle prime classi potranno cominciare a capire, cosa che oggi non avviene, che il sapere non è qualcosa di fisso, bensì uno stadio dello sviluppo umano, con un passato e un futuro“.

Se vogliamo che l’umanità possa crescere ancora, se vogliamo consegnare ai nostri figli un mondo migliore di come l’abbiamo trovato, dobbiamo recuperare con urgenza la dignità degli studi storici. Non possiamo rimandare né minimizzare: il tempo sta per scadere e la storia potrebbe ripetersi.

FONTI

  • N. Postman, Technopoly, la resa della cultura alla tecnologia, Bollati Boringhieri, 1993 (ed. originale 1992)