LA TECNOLOGIA NON CI AIUTA DAVVERO A COMUNICARE

Quale relazione dovrebbe esserci tra tecnologia e società? Una tecnologia che ci allontana gli uni dagli altri può essere definita davvero utile? Ecco un breve pensiero dello psichiatra Paolo Crepet in “La gioia di educare“:

Fino a qualche decennio fa si poteva dare la colpa all’ignoranza e alla miseria, ma oggi come si fa ad affermare che siamo ancora così incapaci di conoscere l’altro nonostante la modernità sbandierata, i diritti conquistati, la vita allungata? 
A cosa servono gli strumenti di comunicazione di cui ognuno è dotato? A cosa, se nessuno può nemmeno urlare “Sto male!”, se milioni di persone si sfiorano senza guardare l’altro per paura che il suo dolore rispecchi il proprio?

Ecco che la tecnologia di cui siamo circondati rischia di non essere semplicemente inutile, ma addirittura dannosa. Di questo stanno emergendo prove scientifiche inquietanti. Cinque anni fa usciva il libro “Demenza digitale”, curato dallo psichiatra Manfred Spitzer. La tragedia digitale che il libro profetizzava si sta materializzando sotto i nostri occhi: il cyber-bullismo, le conseguenze dell’analfabetismo funzionale amplificate dai social network. Le prove di come la tecnologia non ci aiuti a viver meglio sono tante, perfino troppe. E allora, spegniamo i nostri smartphone e usciamo a giocare con i nostri figli. Prova anche tu: rientrando a casa potresti sentirti più ricca/o.

Prova a stilare un elenco delle tue abitudini digitali:

  • come usi lo smartphone?
  • potresti rinunciare a mezz’ora di chat ogni giorno?
  • la tecnologia sottrae tempo ai tuoi affetti?
  • usi la tecnologia in modo rispettoso degli altri?
  • hai costruito relazioni umane profonde attraverso la tecnologia?

Utilizza questa lista come punto di partenza per riscoprire il rapporto con la tecnologia: non più padrona del tuo tempo, ma servitrice dei tuoi bisogni (reali).

FONTI

P. Crepet, La gioia di educare, Einaudi, 2015