Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido“.
Albert Einstein

La frase con cui apriamo questa riflessione è una delle più apprezzate e conosciute tra quelle del celebre fisico (che ricordiamo anche come cultore della filosofia). Fin troppo spesso, la vediamo accostata all’idea che proprio perché ciascuno nasconde un grande potenziale dovremmo abolire i voti.

Torniamo a parlare di voti perché l’altra sera il tema ha dato vita a un dibattito molto interessante, tra coloro che sostenevano l’utilità del voto come strumento per ricevere un feedback e per misurare l’impegno e chi invece ritiene che il voto sia comunque un giudizio, vissuto negativamente dal bambino.

Partiamo dal concetto di voto numerico: nella nostra scuola, ad oggi, è espresso da un numero. Questo vale per la scuola primaria, per tutto il ciclo secondario ma anche per l’università. Quel voto è naturalmente riduttivo: è un giudizio sintetico.
Ciascun insegnante può “costruire” sopra quel numero, utilizzando una valutazione analitica. Potrebbe spiegare ai suoi alunni dove hanno sbagliato, oppure cercare di capire insieme a loro la natura di un errore. Gianni Rodari, addirittura, suggeriva di inventare una storia, proprio a partire dall’errore.

Il voto non deve diventare un momento di umiliazione, né deve essere utilizzato per stilare una classifica della classe. Non è questo il compito dei 6 e dei 10, ma nemmeno delle valutazioni analitiche o degli altri sistemi. Purtroppo, in molti casi è la famiglia che attribuisce al voto un’importanza eccessiva, spingendo i propri figli a prendere “10 a qualsiasi costo”.

Il ruolo ideale del voto (o valutazione, che dir si voglia) è quello di mettere a frutto gli errori, ma soprattutto quello di aiutare ciascuno studente a comprendere meglio se stesso, le sue potenzialità e le sue debolezze. È in questi termini che ci piacerebbe ragionare di voti e valutazioni, con l’idea che non siano un nemico da debellare, ma materiale utile su cui costruire un percorso di crescita.

Vogliamo concludere la riflessione in poesia, riprendendo un bel pezzo della maestra e poetessa Germana Bruno:

NIENTE DI PERSONALE
di Germana Bruno

Non ci sta niente di personale,
soltanto un compito da valutare,
che sia orale oppure scritto,
mai e poi mai dev’esser lutto.
Non è una gara, ma un cammino,
ognuno avanza col suo piedino,
non son castighi, non ci son premi,
né tantomeno pianti e patemi.
Non sto parlando con i miei alunni,
ma con papà, la mamma ed i nonni:
non è al bambino che io do un voto,
quindi non fate un terremoto!

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