L’autoefficacia è la percezione che abbiamo di essere capaci di fare o diventare qualcosa. L’autoefficacia non è una percezione stabile, ma si modifica continuamente. Ci sono cinque fattori che la influenzano:

  • l’esperienza, ovvero tutti i tentativi che abbiamo concluso con successo in passato;
  • l’esperienza vicaria, ovvero i tentativi compiuti dalle persone che avevamo vicino;
  • la persuasione sociale fornita da modelli come genitori e insegnanti;
  • lo stato fisiologico e quello affettivo (le emozioni giocano un ruolo importante nella costruzione dell’autoefficacia);
  • le esperienze immaginative; immaginare ripetutamente un’azione migliora la capacità di compiere quell’azione.

Alcuni studiosi hanno proposto un parallelismo con l’autostima, sostenendo che l’autostima sia la percezione relativa a ciò che si è (l’essere), mentre l’autoefficacia sarebbe la percezione relativa a ciò che sappiamo e sappiamo fare (fare e sapere). Secondo questo approccio autostima e autoefficacia sono due percezioni complementari, che si sommano per produrre il giudizio di sé.

Albert Bandura, lo psicologo che ha descritto per la prima volta l’autoefficacia, ritiene che sia un elemento cruciale nell’esperienza scolastica: una didattica personalizzata e capace di evitare i confronti tra studenti legati alle performance, permette agli studenti di formarsi un’immagine delle proprie competenze migliore.
Anche l’apprendimento cooperativo, grazie alla capacità di attivare l’esperienza vicaria, si rivela uno strumento ottimale per incrementare la percezione di autoefficacia.

FONTI

  • Bandura A., “Self-efficacy,” in Encyclopedia of Human Behavior, V. S. Ramchaudran, Ed., vol. 4, pp. 71–81, Academic Press, New York, NY, USA, 1994
  • Bandura A., Self-Efficacy: The Exercise of Control, WH Freeman, New York, NY, USA, 1997
  • Bandura A., Autoefficacia: teoria e applicazioni (1997, ed. it. 2000b) , Erickson

 

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