Spesso ci soffermiamo sull’importanza delle regole e dei limiti: il bambino al quale si lascia licenza di comportarsi come gli pare non è un bambino libero, bensì un bambino abbandonato a se stesso e al mondo. Le conseguenze negative non tarderanno a manifestarsi. Ma come intervenire in modo corretto (cioè poco e solo quando è strettamente necessario)? Secondo noi è piuttosto utile utilizzare la tecnica delle “tre zone” di Ginott. Ce ne parla John Gottman in “Intelligenza emotiva per un figlio“:

Ginott, inoltre, suggerisce ai genitori di pensare a un sistema di regole basato su tre «zone» di comportamento: una zona verde, una zona gialla e una zona rossa. La zona verde comprende i comportamenti autorizzati e desiderati. È il modo in cui vogliamo che i nostri figli si comportino, e su cui diamo loro una totale libertà. La zona gialla è un comportamento che non è autorizzato, ma viene tollerato soltanto per due ragioni. La prima, quando può essere considerato un «margine d’errore per i principianti». Tuo figlio di quattro anni non può stare seduto tranquillo per tutta la funzione religiosa, ma ti aspetti che con il tempo migliori. La seconda il «margine d’errore per i tempi difficili». Un bambino di cinque anni dà in escandescenze quando ha il raffreddore. Un adolescente sfida l’autorità materna mentre i genitori divorziano. Potreste non approvare questo tipo di comportamenti, e dovreste farlo capire. Ma potete tollerarli, avvertendo vostro figlio che lo state facendo solo per le circostanze eccezionali. La zona rossa sono i comportamenti che non possono essere tollerati, senza nessuna eccezione. Tra questi ci sono le attività pericolose alla salute propria e degli altri. I comportamenti illegali, o quelli che voi considerate immorali, non etici o socialmente inaccettabili.

Nel definire le varie zone, bisogna tenere conto del fatto che alcuni comportamenti sgraditi sono però determinati dalla condizione infantile: non possiamo aspettarci che un bambino di cinque anni torni a casa col grembiule pulito. Dobbiamo pero aspettarci e chiedergli di non fare del male ai compagni e di non mancare di rispetto all’autorità dell’insegnante.

FONTI

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