L’EDUCAZIONE E’ COSA DI CUORE

La felicità, nel campo dell’educazione, porta il nome di relazione. Genitori e insegnanti, nell’educare, devono stare molto attenti a non tradire il cuore dei bambini, ma soprattutto a non trascurarlo. L’educazione è cosa di cuore: è al di là dei metodi e delle ideologie, coinvolge direttamente due cuori in una relazione assai complessa.

Questo vale per la scuola, tra i cui banchi sarebbe bello veder sbocciare il cuore dei ragazzi, sentirlo rimbombare forte, come una campana. Non è necessario inventarsi ore di “educazione alla felicità” o “all’amore”: ci vuole invece una maestra o un maestro capace di creare l’ambiente ideale perché ciascuno possa esprimersi, confrontarsi e sentirsi a casa.

Ma anche (e forse soprattutto) la famiglia ha il compito di curare il cuore dei propri figli: viviamo in una società che tenta di controllare e mercificare tutto. Così, la felicità dei bambini diventa (o almeno, si cerca di far diventare) una gara a possedere giocattoli o fare determinate attività. Ma quanti più regali facciamo, tanto più i bambini ricercano una relazione autentica, fondata sulle emozioni e sullo scambio appassionato.

IL SEGRETO DEL CUORE

Spesso cadiamo nel tentativo di riflettere a come comportarci per rendere felice un bambino. Ma il segreto del cuore è che più si cerca, più si fa invisibile. Non possiamo guardarlo con gli occhi, né con la mente. Ce lo ha insegnato, quasi un secolo fa, Antoine de Saint-Exupéry, quando diceva che “l’essenziale è invisibile agli occhi. Non si vede bene che col cuore” (Il Piccolo Principe).

Per connettere due cuori, dobbiamo invece riversare nell’ambiente in cui viviamo le nostre passioni, ciò che ci emoziona e ci dà gioia. Daniel Pennac, ad esempio, ci insegna che per trasmettere l’amore per la lettura è inutile costringere alla lettura; meglio un insegnante che comincia le sue lezioni leggendo un brano del suo libro preferito!