L’effetto IKEA si può riassumere in poche parole: se un individuo auto-produce qualcosa, il valore che attribuirà alla sua creazione sarà superiore a quello oggettivo e a quello che attribuirebbe ad un oggetto simile precostruito.
Questo effetto non vale solo per gli amanti del fai da te e del bricolage: gli studi scientifici che lo hanno indagato hanno scoperto che è universale.
C’è un’unica condizione: chi auto-produce deve riuscirci con successo. Di fronte a un fallimento, l’effetto IKEA si annulla e anzi, si genera frustrazione.

I ricercatori della Harvard Business School, per farsi un’idea della portata di questo effetto, lo hanno applicato a vari ambiti in una serie di studi: la costruzione di un mobile, la realizzazione di un origami, una costruzione con i lego. L’effetto IKEA si applica a tutti questi campi: chi produce qualcosa con le proprie mani e con la propria testa, poi, lo apprezza molto di più di un manufatto similare ma già assemblato.

L’EFFETTO IKEA APPLICATO

Questa distorsione cognitiva non dovrebbe valere esclusivamente per i produttori di mobili, ma soprattutto per chi educa.
Dovremmo ricordarci la nostra storia: l’uomo è passato attraverso millenni di evoluzione durante i quali ha sviluppato capacità artigianali sempre più raffinate, durante i quali ha imparato a costruire da sé ciò di cui aveva bisogno. I nostri cervelli e le nostre vite sono costruiti intorno al concetto di “artigianalità”. Se annulliamo la dimensione artigianale annulliamo la costruzione del valore.

Un bambino alle prese con lo studio dell’evoluzione dell’uomo ha due strade. La prima è quella di leggere due pagine fitte e noiose, assimilarle e trasformarle in una mappa colorata. In questo modo, sotto la guida attente di un insegnante e con il supporto della famiglia, imparerà a capire e a rielaborare ciò che legge e che ascolta; quel bambino, magari con un po’ di fatica, imparerà che lo studio è “artigianato della mente”.
La seconda strada è quella – molto in voga negli ultimi anni – di studiare su un testo che è già un collage di mappe, schemi e illustrazioni.
Quel libro solo in apparenza aiuta il bambino; in verità, lo espropria della facoltà più importante dell’uomo: quella di trasformare la materia grezza in un prodotto finemente lavorato.
Se allo “studio da costruire” sostituiamo dei concetti preconfezionati non produciamo una conoscenza migliore, ma una conoscenza profondamente superficiale, quasi autistica (nel senso etimologico del termine).

FONTI

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