“Come ti senti?”. L’avete mai domandato ai bambini? E se l’avete fatto, era una domanda aperta o di circostanza? In un’analisi recente, Angela Duckworth ha intervistato migliaia di adolescenti americani: ha chiesto loro come si sentivano, chiedendo di elencare le emozioni. Successivamente, ha chiesto ai loro insegnanti di valutare lo stato emotivo dei ragazzi: la correlazione tra le emozioni reali dichiarate dai ragazzi e quelle che i loro insegnanti ritenevano essere le loro emozioni era molto bassa. In alcuni casi, si avvicinava a zero.
È molto, molto difficile immaginare come un altro si possa sentire se non glielo chiediamo in modo aperto e sincero. Spesso diamo per scontati i sentimenti di chi ci circonda, specialmente quelli dei bambini. Questo accade a scuola, ma anche in famiglia. Impariamo a chiedere di tanto in tanto “Come ti senti?”, mettendo da parte la pretesa di conoscere la risposta. Non giudichiamo: se qualcuno si sente male, il nostro compito non è indicargli la strada giusta, ma aiutarlo a trovare da sé le risorse per rialzarsi.

Il Piccolo Principe ci regala un bell’esempio di ascolto non giudicante: ad un certo punto, il Piccolo Principe scopre che esistono migliaia di rose e che la sua non è poi tanto speciale. È triste, e scoppia in lacrime. È in questo frangente che incontra la volpe. “Vieni a giocare con me, perché sono tanto triste” chiede il piccolo principe alla volpe. La volpe ascolta le sue parole senza giudicare. Non predica la felicità al Piccolo Principe, né gli impartisce lezioni di vita. Gli fa notare, però, che lei non può giocare con lui, poiché nessuno l’ha addomesticata. I due, così, si mettono a discorrere sul significato dell’addomesticamento.
È così che il Piccolo Principe si rende conto del motivo che ha reso la sua rosa così speciale. È così che ritrova se stesso, i propri sentimenti e il significato della propria vita. Durante tutto questo processo, la volpe ascolta senza intromettersi nella battaglia interiore dell’altro.
L’unico consiglio, glielo dà al momento di separarsi.
“Addio;” disse la volpe “ed ecco il mio segreto. È un segreto alquanto semplice, in verità. Non si vede bene che col cuore; l’essenziale è invisibile agli occhi”.
Che è poi il cuore nascosto di questa riflessione: se vogliamo avvicinarci davvero all’anima di qualcuno, dobbiamo lasciare da parte i nostri pregiudizi, il pensiero comune e la ragione. Dobbiamo metterci in ascolto donando il nostro cuore e il nostro tempo.

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