L’INTEGRAZIONE E’ UNA SOMMA DI CULTURE, NON UNA DIFFERENZA

In una scuola di Terni è stata vietata la recita natalizia (una messa in scena di quadri viventi raffiguranti la Natività) “perché disturba le diverse culture religiose presenti nell’istituto“. Così il dirigente scolastico ha motivato il suo divieto.

Questo gesto ha scatenato, com’era prevedibile, un vivace dibattito. La prima a denunciare l’accaduto è stata l’assessore comunale alla Scuola, Valeria Alessandrini: “Mi auguro che ci sia un ripensamento in considerazione del rispetto di quei valori cristiani che fanno parte della nostra storia e del nostro patrimonio culturale. Rispettare chi professa altre religioni non significa dover rinunciare per forza a riconoscere le nostre radici, anzi“. Secondo l’assessore “solo rispettando quello che siamo stati e, quindi, quello che siamo, riusciremo a far capire agli altri che ognuno è libero di professare la propria fede, ma è anche tenuto a rispettare la storia e la cultura del paese dove vive“.

Il discorso del disturbo alle diverse culture religiose, nasce da un’idea dell’integrazione che noi non condividiamo: laddove una cultura (in questo caso è quella cristiana cattolica, ma lo stesso discorso potrebbe valere per tante altre fedi o tradizioni) porta un messaggio di gioia e di amore, non disturba certo le altre.

L’integrazione ottenuta cancellando usanze, memoria e tradizioni è un’integrazione apparente, è una tabula rasa in cui le identità si perdono. Non ci si integra per differenza, eliminando qua e là tutte le differenze tra i popoli, ma per sommatoria, prendendo da ciascuno quanto ha di buono e mettendolo insieme.

NOTA

In seguito al dibattito che questa notizia ha suscitato, riportiamo la versione della scuola, così come viene riportata da Tuttoggi.it. Secondo la dirigente e gli insegnanti direttamente coinvolti, la polemica è assolutamente immotivata. Questo non cambia il nostro pensiero sull’inclusione (del tutto indipendente dal singolo fatto di cronaca), ma può certamente essere d’aiuto nel farsi un’idea sul fatto in sé.

A ripercorrere tutta la situazione è l’insegnante referente del plesso, Maria Teresa Anselmi, a nome e per conto di tutti gli insegnanti della scuola primaria “Anita Garibaldi”, che parla di “tanto rumore per nulla“. La premessa è importante: “Per annullare una manifestazione, è necessario che una manifestazione  sia stata organizzata. Non essendo stata organizzata nessuna manifestazione, si può dire che è stato annullato il nulla.
In data 6 novembre 2018, gli insegnanti della scuola “A. Garibaldi”, riuniti per rispettare un ordine del giorno stabilito, – spiegano – dedicano una parte della riunione a discutere su un’eventuale manifestazione natalizia che avrebbe coinvolto tutti gli alunni della scuola (si precisa che tale discussione non era all’o.d.g., tuttavia, in considerazione dei tempi ristretti prima del Natale, si è concordato di giungere rapidamente ad una decisione, per poi affrontare gli argomenti previsti).
Dalla discussione emergono una serie di proposte, nessuna delle quali raggiunge l’unanimità dei consensi: mercatino di Natale, tombolata, esecuzione di canti natalizi ed infine rappresentazione in cortile di un’ambientazione che ricordi quella tipica dei presepi. Per quest’ultima si parla di creare scene di vita quotidiana con botteghe, mercati, laboratori artigianali… nessuno ha parlato di “quadri sulla vita di Gesù”. Anche per questa proposta non si raggiunge l’accordo, si decide quindi di chiedere ilparere della Dirigente, molto occupata in altri impegni. Alla richiesta rapida di un parere, la Dirigente risponde di non ravvisarne la fattibilità. A questo punto, gli insegnanti, dovendo raggiungere altri colleghi per affrontare gli argomenti all’o.d.g., rimandano la decisione per riflettere meglio sulle diverse proposte e concordare le modalità organizzative, sentito anche il parere dei rappresentanti dei genitori durante i Consigli di Interclasse che si sarebbero tenuti in data 15 novembre. Nessuna manifestazione è stata annullata, semplicemente perché nulla era stato deciso.
Con rammarico gli insegnanti prendono atto che la situazione è stata strumentalmente utilizzata per fini che non attengono ai principi che guidano da sempre la nostra scuola. Sono principi dettati dalla Costituzione, ispirati ai valori universali, dichiarati nei nostri documenti ufficiali e condivisi nei diversi livelli di rappresentanza, come sancito dalla legge sull’autonomia scolastica.
Nel territorio, la nostra Scuola – ricordano i maestri – rappresenta un punto di riferimento importante per la scelta di moltissime famiglie residenti in zona e non. La scuola è frequentata da bambini di tutte le provenienze (sociali, etniche, culturali) e l’accoglienza, la tolleranza, il rispetto, l’inclusione sono alla base della mission dichiarata dalla scuola, condivisa e agita da tutti gli insegnanti. Il clamore suscitato in città lascia sbigottiti. Quanto scritto sulla stampa locale e  nazionale non corrisponde, né nelle intenzioni, né nei fatti, a quanto accaduto. Quanto uscito sui social network ci scandalizza per la gratuità, l’aggressività, la  volgarità, l’accanimento verso chi rappresenta la nostra Scuola e di conseguenza offende anche noi”.

FONTI