Il metodo KiVa per sconfiggere il bullismo

La Finlandia è conosciuta ovunque per il suo modello scolastico eccellente, al punto che la scuola finlandese viene da molti considerata la migliore del mondo. Eppure, fino a un decennio fa, anche in questo paese il bullismo costituiva un problema serio. Così, i ricercatori finlandesi si sono messi all’opera per individuare un modello rapido e sostenibile per arginare questa piaga. Ecco come è nato il metodo KiVa.

IL METODO KiVa PER SCONFIGGERE IL BULLISMO

Il metodo KiVa è stato ideato a partire da uno studio decennale dell’Università di Turku, Finlandia, Questo metodo si è rivelato talmente efficace che oggi il 90% delle scuole finlandesi lo adottano come misura educativa (viene promosso perfino dall’Ambasciata finlandese in Italia) e sta prendendo piede in numerosi altri paesi.

Il metodo KiVa (che prevede 10 lezioni della durata di 2 ore ciascuna) prevede azioni universali e azioni indicate. Le azioni universali sono quelle volte a tutti gli studenti della scuola con l’obiettivo di favorire il rispetto reciproco e sulle buone pratiche per la prevenzione del bullismo; si svolgono con l’ausilio di uno speciale videogioco per “addestrare” i ragazzi a riconoscere i casi di bullismo e ad intervenire in modo corretto. Le azioni indicate, invece, consistono in riflessioni a piccoli gruppi a partire da casi di bullismo realmente avvenuti: si analizzano le cause che li hanno scatenati ma anche e soprattutto le buone pratiche che avrebbero potuto ridimensionarli.

Rispetto ad altri interventi di prevenzione, il metodo KiVa ha un aspetto che lo rende interessante: non lavora esclusivamente sulla vittima e sul bullo, ma soprattutto sull’ambiente. Non dimentichiamo che gli episodi di bullismo svolgono sotto lo sguardo distratto di una platea di spettatori. Sono proprio queste persone ad avere il potere di mettere un freno al bullismo. E così, indicando con chiarezza le azioni indicate e mettendo in evidenza la responsabilità che ciascuno di noi ha (anche quando l’azione coinvolge altri, come nel caso del bullismo), si viene a creare un gruppo forte e compatto, capace di superare gli ostacoli e proteggere i suoi membri.

Queste caratteristiche, estremamente concrete ed operative, sono valse al programma numerosi premi (li trovate indicati sulla pagina italiana dedicata al metodo) oltre a renderlo altamente efficace nella pratica scolastica.



SPUNT-ESERCIZIO: KiVa nella vita quotidiana

Il bullismo è un fenomeno in crescita, che ci spaventa perché i ragazzi sono sempre più fragili (ed esposti a un numero di stimoli e pericoli che cresce giorno dopo giorno). Eppure, il metodo KiVa ha da insegnare qualcosa a tutti noi: le cose cambiano solo quando smettiamo di guardare e ci mettiamo in gioco.

Si tratta di un insegnamento che il programma ha riadattato e compresso per insegnare ai bambini a “difendersi” e a prevenire il bullismo; d’altra parte, tutti noi possiamo applicare questo principio nella nostra vita. Per riuscirci, però, dobbiamo sconfiggere il diffuso atteggiamento di voltarsi dall’altra parte, finché ad esser colpiti sono gli altri. Perché, prima o poi, toccherà anche a noi. E se abbiamo sempre fatto finta di niente, siamo certi che nessuno si metterà in gioco per darci una mano.

Questo principio, che la psicologia studia da decenni con il nome di reciprocità sociale, dovrebbe essere alla base della buona educazione. E non si insegna attraverso complesse teorie pedagogiche, ma attraverso il buon esempio. Quindi: cominciamo a salutare l’anziano vicino di casa e a chiedergli se ha bisogno di una mano con le borse della spesa. Un giorno, qualcuno farà lo stesso con noi (magari gli stessi bambini che oggi ci vedono impegnarci a favore degli altri).