L’arte che fa star bene: Joan Mirò

L’arte astratta e i bambini

“Più del quadro in sé, quello che conta è ciò che esso emana e diffonde nell’aria. Non ha importanza se il quadro viene distrutto. L’arte può anche morire; quello che conta è che abbia sparso semi sulla terra.”
J. Mirò

Il bambino, nel corso del suo sviluppo, impara a raffigurare attraverso il disegno gli elementi della realtà; a partire dai 4 anni si avvia sulla strada del perfezionamento: dapprima disegna figure composte di semplici poligoni, via via questi blocchi diventano meno spigolosi fino ad arrivare a delineare i contorni. Si tratta di un percorso naturale, che non necessità di grandi attenzioni da parte dell’adulto.

E allora, vale la pena chiedersi: se i bambini raffigurano oggetti, paesaggi, personaggi e scene cercando di essere sempre più fedeli all’originale, qual è il senso dell’arte astratta? Perché i tratti dovrebbero farsi lirici, liberandosi dal vincolo di raffigurare la realtà? Perché dovrebbero interessarsi a Mirò, al surrealismo, a Kandinskij? Il processo di astrazione è l’opposto di quello che, naturalmente, fa il bambino. Quindi, la risposta non è scontata.

Secondo noi, astraendo il momento artistico da quello raffigurativo, si entra in una dimensione di benessere senza tempo e senza fine: dipingo perché mi va, spargo colori perché mi rilassa, faccio arte e sto bene. Senza la pressione di dover rappresentare bene un albero, una casa, un cane o una sedia; solo per sé. Nel preciso istante in cui il bambino comincia a sentirsi meglio nel prendere in mano le matite, il pennello o i pastelli, allora l’arte ha cambiato la sua vita, migliorandola.

Le suggestioni di Mirò

“L’inizio è qualcosa di immediato. E’ la materia a decidere.”
J. Mirò

La nostra società è così concentrata a pensare che ci dimentichiamo cosa siano la spontaneità, la meraviglia. Desideriamo il risultato al punto che trascuriamo il viaggio che ci porta a raggiungerlo. Ci dimentichiamo di vivere in un mondo affastellato di oggetti, situazioni, panorami, colori; ci dimentichiamo che la felicità non richiede obiettivi, che è nel qui ed ora, che l’animo gioisce di più ad osservare i fili d’erba scossi dal vento che non nel raggiungere l’ambito voto o una promozione.

Forse è per questo che l’arte astratta e non oggettiva ci turbano tanto. “Ma chi vuole impressionare questo qua?” “Che sgorbio!” “Avrei saputo meglio persino io, che non prendo in mano un pennello dalla scuola elementare” sono comuni esclamazioni di fronte ad opere astratte (che poi, notate bene, Mirò non si è mai definito né un artista astratto né un artista surrealista o non oggettivo!). Ecco l’insegnamento che ne possiamo ricavare:

Non giudicare, divertiti e basta. L’artista che ha creato quest’opera non ha pensato di dipingere un bel fiore, ha avuto una suggestione e l’ha seguita; tutto qui. Probabilmente non c’è nessun grande beneficio cognitivo nell’arte astratta, ma piuttosto una piccolo grande invito: ad essere più immediati, più irrazionali, più felici.

Qualche altro approfondimento

Se vi piace quest’idea di arte come espressione spontanea, se anche voi credete nell’educazione alla bellezza, forse abbiamo due libricini che fanno al caso vostro. Il primo è Felice come un FIORE, il nostro ebook. Quasi-libro, quasi-saggio e quasi-laboratorio, è una storia che aspetta di essere colorata, assemblata e rielaborata attraverso le lenti della vostra fantasia.

Il secondo è Mironins, un libro dedicato proprio all’arte di Juan Mirò, riletto con gli occhiali del gioco. Si tratta di un libro ludico per i più piccoli in cui le creazioni dell’artista prendono vita e guidano i bambini lungo un bel viaggio artistico.

a cura di Matteo Princivalle