In un tempo lontano lontano, gli uomini erano di tre sessi, cioè maschi, femmine e androgini; questi ultimi presentavano in contemporanea caratteristiche maschili e femminili. Il maschile era nato dal Sole, il femminile dalla Terra e l’androgino dalla Luna, che ha parte della natura del Sole e parte di quella della Terra.

Avevano tutti una forma sferica e si spostavano rotolando, proprio come delle palle. E avevano tutto doppio: testa, arti, occhi … Il fisico era possente, forte e vigoroso perché completo e perfetto.

Questo faceva sì che fossero invincibili, persino nei confronti degli Dei. Una volta, tanta la prestanza fisica, tentarono persino di scalare l’Olimpo per impossessarsi del potere sulla Terra. Avevano anche grandi sentimenti e tutti ben equilibrati, proprio perché fortemente accentrati in se stessi.

L’inconveniente di questa perfezione era l’arroganza con cui si ponevano nei confronti del mondo: sapevano di essere unici e speciali, quindi erano convinti che nulla mai li avrebbe messi a dura prova.

Gli Dei, dal canto loro, ammiravano queste creature perfette, sì, ma cominciavano ad avvertire un certo fastidio per il comportamento sfrontato e irrispettoso. Fecero congresso e se ne lamentarono con il padre Zeus.

Zeus ascoltò attento le parole degli altri Dei, ma non era poi così convinto di voler annientare l’Umanità, c’era affezionato in fondo.

Finalmente Zeus ebbe un’idea e disse:«Credo di aver trovato il modo perché gli uomini possano continuare ad esistere rinunciando però, una volta diventati più deboli, alle loro insolenze. Adesso li taglierò in due uno per uno, e così si indeboliranno e nel contempo, raddoppiando il loro numero, diventeranno più utili a noi.
(Platone, Simposio)

Quindi, a colpi di saette, il padre degli Dei separò gli uomini, esattamente come si fa con una mela. Li tagliò alla perfezione, facendo sì che dal sesso femminile nascessero due donne, dal sesso maschile due uomini e da quello androgino venissero fuori un maschio e una femmina. Il potere era salvo, perché l’umanità, così combinata, era decisamente più debole e insicura.

Poi, però, Zeus notò che c’era qualcosa che non andava per il verso giusto: gli uomini si stavano lasciando morire di fame e di inedia perché, fortemente scossi da quella scissione e pure infreddoliti, non facevano altro che stare attaccati ciascuno alla propria metà. Ogni umana attività era sospesa e presto la specie si sarebbe estinta.

Quindi Zeus li disperse per il mondo, affinché riprendessero le normali occupazioni di sempre; si sarebbero congiunti e amati solo quando Eros li avrebbe guidati a rincontrarsi e riconoscersi.

Dunque al desiderio e alla ricerca dell’intero si dà nome Amore.
(Platone, Simposio)

L’amore, allora, non è altro che un sentimento unico e profondo, quello che consente all’individuo, secondo la poetica spiegazione di Platone, di trovare la sua completezza con l’incontro della sua perfetta metà. Ecco perché si dice, parlando dell’innamorato/a, “la mia dolce metà” o “la metà della mela“.

Esattamente come gli antichi uomini immaginati dalla fantasia del filosofo, due innamorati si completano e si rafforzano a vicenda, raggiungendo una sensazione di pienezza, fino a sentirsi un’unica entità indivisibile. Tale unità rende i due amanti quasi invincibili, perché certi di poter superare insieme le difficoltà che la vita propone.

Perfettamente equilibrati, i partner si somigliano moltissimo, si fondono strettamente, eppure mantengono inalterate le loro singole identità, proprio perché l’amore, quello vero, completa senza annullare, rafforza senza costringere, lega senza soffocare.

FONTE: didagiochi.com

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