NON DOBBIAMO AVERE PAURA DI LITIGARE

Una delle paure più grandi, nella nostra società, riguarda il litigio: siamo portati a pensare che litigare implichi un certo grado di violenza; proprio come avviene nei casi drammatici di cui sentiamo in tv o sui social. A questo si aggiunga una certa confusione sulle modalità della comunicazione emotiva e il piatto è servito. Ecco cosa ci scrive Paolo Crepet in “La gioia di educare“:

Non ho mai visto scritto da nessuna parte che i genitori debbano andare in ogni caso d’accordo con i figli. Molto spesso incontro padri e madri che, volendo rassicurarmi sul clima della propria famiglia, mi dicono: guardi che a casa va tutto bene, sa… non litighiamo mai. 
Come si fa a non litigare mai? Significa che in quella famiglia non si parla, non ci si confronta, non si comunica; vuol dire che l’unica frase che si pronuncia a tavola è: passami l’oliera, o poco più, che quella famiglia è narcotizzata, in un perenne stato di coma comunicativo. Come può un padre di mezz’età andare d’accordo con un figlio adolescente? Significa che suo figlio gli assomiglia o, ancor peggio, che lui somiglia al figlio“.

Il problema è che questa visione porta a temere il confronto, la divergenza. Ci porta ad annuire e a tacere piuttosto che scontentare i nostri figli. Nulla di più sbagliato: la divergenza è il motore della creatività e del coraggio.
Come puoi imparare a rispettare gli altri se non sei in grado di confrontarti con loro? Come puoi imparare a rispettarli? Come può un bambino crescere forte se in famiglia si ondeggia tutti al vento, come canne?

La verità è che abbiamo bisogno di litigare. Litigare fa bene (frase che è anche il titolo di un libro del pedagogista nostrano Daniele Novara). Dobbiamo imparare a farlo nel modo giusto però: rinunciando alla violenza e non al coraggio. Il litigio è essenziale per produrre la contaminazione delle idee, che a sua volta mette in moto la creatività e il talento.

FONTI

P. Crepet, La gioia di educare, Einaudi, 2015