“Non piangere!” è davvero la risposta giusta?

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Lasciale andare, Lucia- disse la nonna chissà da dove.

Chi?

Le lacrime! A volte sembrano talmente tante che ci sentiamo affogare, ma non è così.

Pensi che un giorno smetteranno di uscire?

Ma certo! –rispose la nonna con un sorriso dolce – Le lacrime non restano a lungo, svolgono il proprio compito e poi continuano lungo la loro strada.

E qual è il loro compito?

Sono acqua, Lucia! Lavano e schiariscono … Come la pioggia. Tutto appare diverso dopo la pioggia …

Questo è un brano tratto da “La pioggia sa perché” di María Fernanda Heredia.

Lo riprendiamo oggi dal web per introdurre una brevissima riflessione operativa sulle emozioni. Ne abbiamo parlato tanto, sempre più convinti che si debba ascoltare il cuore e usare il linguaggio dell’empatia.

Spesso però non ci accorgiamo che è nei piccoli gesti che tutto questo “parlare” trova la sua concretizzazione. Per cui oggi ci focalizziamo su un caso “di ordinaria amministrazione familiare”: quante volte, dopo una caduta o un capriccio, diciamo: “Non piangere”?

E’ il nostro tentativo di confortare, anche se, forse inconsapevolmente, stiamo mandando un altro messaggio. Senza volerlo, incentiviamo il bambino a dire no alle proprie emozioni, gli insegniamo a non esprimere ciò che prova realmente. Piangendo non si risolverà nulla, lo sappiamo, ma chi lo ha detto che non sia un bene esternare, esprimere, “buttare fuori”?

L’importante è che tutto questo non sfoci nell’estremo opposto, nella completa perdita dell’autocontrollo. Come fare dunque?

Aiutiamo i bambini ad identificare il motivo del pianto: è il primo modo per canalizzare le emozioni.



Noi adulti, per primi, siamo “umani” e possiamo essere tristi o piangere … Anche se ormai siamo diventati grandi!

A prescindere dai motivi del pianto, è utile incentivare il bambino ad analizzare le origini del suo malessere, dandogli un nome: in questo modo lo aiuteremo a migliorare la riflessività in un momento in cui i suoi pensieri sono caotici ed è difficile interpretarli. E’ amore anche questo ed è il modo per far sì che le paure pian piano svaniscano.

Un aiuto, per gli adulti, viene dalla comunicazione. Perché non basta l’affetto, a volte serve dire le cose in modo tale che arrivino al cuore.
Vi lasciamo con le parole della psichiatra infantile Susan Isaacs, invitandovi a provare, in questo week end e, più in generale, nella vita di tutti i giorni.

Non basta l’affetto:

  1. non dire semplicemente “non fare questo”, se puoi aggiungere “ma fai quest’altro”;
  2. non chiamarli “capricci” quando si tratta solo di cose che disturbano;
  3. non interrompere qualsiasi cosa faccia il bambino senza preavviso;
  4. non “portare” a passeggio il bambino, ma va a passeggio “con” lui;
  5. non esitare a fare eccezioni alle regole;
  6. non prendere in giro il bambino e non fare dei sarcasmi, ridi “con” lui e non “di” lui;
  7. non fare mostra del bambino agli altri e non farne un giocattolo;
  8. non credere che il bambino capisca ciò che gli dici sol per il fatto che tu lo capisci;
  9. mantieni le tue promesse e non farne se sai di non poterle mantenere;
  10. non mentire e non sfuggire alle domande.


a cura di Alessia de Falco

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