OGNI BAMBINO HA I SUOI TALENTI: AIUTIAMOLO A COLTIVARLI

Ciascuno di noi nasconde delle potenzialità inaspettate: ne erano convinti Rudolf Steiner e Maria Montessori e oggi le neuroscienze ce lo confermano ampiamente. Il concetto di intelligenza non è unitario, non è un monolite: è un concetto fluido, in continuo cambiamento e presenta innumerevoli sfaccettature.

Ma come potremmo educare al talento? Per cominciare, è necessario riconoscere le potenzialità e i talenti che ciascun bambino possiede. Questa fase è quella più critica: è facile sentir etichettare qualcuno come “stupido”, “rompiscatole”, vedere bambini bollati come elementi negativi, quasi fossero mele marce. Questi giudizi nascono principalmente dall’incapacità di leggere i talenti. Occorre una sensibilità profonda per riuscire a individuare il talento.

Una volta riconosciute le potenzialità, è necessario coltivarle, lasciando ai bambini la libertà di seguire la propria strada. I talenti sono innumerevoli, misteriosi e spesso imprevedibili. Ciascuno di noi, nel corso dello sviluppo (e dunque dell’educazione) ha il compito di costruire la propria identità, di definire il proprio progetto di vita; se verrà lasciato libero di agire, probabilmente riuscirà a realizzarsi perseguendo i propri talenti. Spesso, però, la famiglia o la scuola cercano di imporre la propria visione. È il caso dei cosiddetti “genitori spazzaneve”.

Ma qual è l’eredità più preziosa che possiamo ottenere da questa pedagogia del talento? Il concetto di dono. Un bambino che cresce in un ambiente che lo aiuta a riconoscere le proprie potenzialità e a farle crescere, con tutta probabilità sarà un adulto capace di donare i propri talenti, mettendoli al servizio della comunità. È proprio al concetto di dono che dovremmo ispirarci durante tutto questo cammino educativo.

Chi educa prendendosi cura delle potenzialità di un bambino, magari non otterrà un adulto con saperi e competenze sopra la media, ma quasi certamente avrà cresciuto una persona capace di donare.