A volte, la miglior medicina dell’anima è la sensazione di essere capiti. Cosa che accade sempre meno frequentemente, in un mondo superficiale e dedito alle apparenze. A subirne le conseguenze sono soprattutto i bambini e, ancor di più, gli adolescenti.

“La scuola deve dare un segnale perché in questa società sempre più veloce, le solitudini dei ragazzi spesso non trovano risposte e le famiglie non trovano supporto. La scuola può stabilire uno stile, quello della relazione. Le nostre scuole sperano di fare da apripista”.

Sono le parole di Paola De Faveri, dirigente dell’Istituto comprensivo Marconi Antonelli, capofila del progetto Rete Scarm School That Care About Relationship, traducibile con Scuole che curano le relazioni, l’ascolto. La Rete Scar nasce a Torino con l’obiettivo di sconfiggere bullismo e comportamenti a rischio, avvalendosi della collaborazione di una rete di dieci istituti nel Torinese, tra cui appunto l’Istituto Marconi Antonelli, e gli esperti dell’Ente EssereUmani Onlus.

La Rete, composta da 4500 minori, altrettante famiglie e 800 insegnanti, si propone di diffondere e rendere operativi i principi del “Manifesto per Essere Umani” che la Onlus da anni porta nelle scuole. I progetti sono focalizzati sulla cura delle relazioni, strumento privilegiato per la prevenzione del malessere giovanile.

ASCOLTARE CON IL CUORE, NON SOLO CON LE ORECCHIE

“Ascoltare con il cuore e non solo con le orecchie, questo è quello che ci chiedono i ragazzi in alcuni dei nostri incontri. Ma quel che è importante è che alcuni pezzi di percorso si possono fare anche grazie a elementi già presenti. Accanto al rapporto con i bambini, è importante anche la formazione, degli insegnanti come dei genitori”.
Juri Nervo, coordinatore delle attività della Onlus Essere Umani.

E’ fondamentale, prima ancora dell’apprendimento, l’empatia fra studenti, fra studenti e docenti, genitori e docenti. E anche genitori e figli.

Iniziative come la Rete Scar rafforzano il rapporto anche quando c’è motivo di scontro o di disagio. Lo sforzo più grande resta per gli adulti. In un mondo di relazioni fragili, bisogna aver cuore, prima ancora che orecchie, la base per un dialogo sincero e costruttivo.

 

 

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