Come parlare di politica ai bambini

Andrea Biasi. Fonte: Vita trentina

È giusto parlare di politica con i bambini? Ne parliamo con Andrea Biasi, storico, studioso dei costumi locali trentini e, dal 2016, sindaco del Comune di Sfruz (che ha  avuto ampia eco quest’estate per essere “il paese che protegge i bambini“).

PARLARE DI POLITICA È FONDAMENTALE

Nel nostro paese, parlare di politica equivale ad insultare qualcuno: disonestà, sprechi e alleanze più o meno losche sono all’ordine del giorno per chi segue la cronaca politica italiana (e questo vale per elettori, sostenitori e detrattori di qualunque partito o movimento).

I bambini, per loro natura sono particolarmente attenti al mondo che li circonda e ai “discorsi dei grandi”, eppure, il quadro che mettono insieme sulla politica è al tempo stesso confuso e negativo. Addirittura, rischia di far vacillare i loro valori etici in formazione.

Perché insistiamo che i bambini risolvano i loro conflitti ragionevolmente e si comportino in maniera giusta se poi i nostri leader, eletti democraticamente, il più delle volte seguono comportamenti sbagliati? Se si rendono conto di questo paradosso, saranno guai!

Eppure, la politica è al centro del vivere civile. La scuola è una palestra politica, lo è la famiglia e il circolo delle amicizie di ciascun bambino.

Parlare di politica è fondamentale nella misura in cui significa imparare a gestire i conflitti, a consolidare le amicizie, a collaborare e a rispettare la diversità d’opinione, pur nella sua piena liceità.

Per farlo, dobbiamo accantonare la scena politica e recuperare, invece, il concetto di politica. Solo così riusciremo a compiere un’azione educativa utile e a formare bambini che, un giorno, siano in grado di affrontare i problemi del vivere civile con consapevolezza e capacità.

MA COME SPIEGARE IL CONCETTO DI “POLITICA” AD UN BAMBINO?

Sicuramente, mettendo da parte tutti i nostri discorsi “da adulti”, che di costruttivo hanno ben poco e che mal si prestano ad un uso didattico. Non possiamo pretendere di spiegare ad un bambino i meccanismi complessi che regolano la nostra politica nazionale e regionale, se non attraverso delle semplificazioni, che passino attraverso il fare.

Per rispondere alla domanda “come spieghiamo il concetto di politica ad un bambino?” suggerisco di mettere in campo la fantasia e l’esperienza.

Spiegare la politica, nei fatti, è molto semplice: sarebbe sufficiente spiegare perché nel cortile del proprio condominio è impossibile giocare con il pallone, spiegare le regole attraverso cui quel divieto potrebbe essere rimosso e, magari, agire. Questo è apprendimento esperienziale: un laboratorio che è anche una palestra di vita.

La fantasia ci può suggerire nuove strade narrative da percorrere (come quella che ho proposto nell’esempio), schemi grafici e laboratori; l’esperienza, in questo caso si trasforma in esperienza di amministrazione e dibattito.

La fantasia, parlando di politica, dovrebbe essere l’elemento che ci permette di parlare di un concetto meraviglioso e complesso con un linguaggio da bambini, senza però risultare banali.

In questo senso, la fantasia è multi-canale: potremmo cominciare con una storia e poi proseguire simulando un consiglio comunale in cui i personaggi della storia devono trovare soluzioni a piccoli problemi pratici.

UN PICCOLO ESEMPIO

Una metodologia didattica è quelle narrativa. Potremmo raccontare la storia in cui due persone (oppure, per rendere il tutto più curioso, due animali) in completo disaccordo sul come poter gestire la loro comunità.

Il primo, il vecchio leone, vorrebbe che tutti gli animali della foresta fossero al sicuro, al caldo e ben nutriti. Il vecchio orso, invece vorrebbe che tutti gli animali della foresta fossero in grado di vivere una vita appagante e che riuscissero tutti a realizzare i propri sogni.

Entrambi i nostri personaggi vogliono il meglio per la loro comunità e se anche sono in disaccordo sul come raggiungere questo obiettivo, entrambi hanno la speranza di riuscirci.

I due vecchi animali decidono così di far scegliere agli animali della foresta quale dei due debba essere il loro capo. La scelta del capo, prende il nome di elezione e alle I° elezioni della foresta vinse il vecchio Leone.

Il vecchio Leone appena divenuto capo si rese subito conto che non tutti gli animali della foresta avevano il suo stesso modo di vedere il bene della comunità; infatti molti animali avevano votato per il suo avversario il vecchio orso.

Per questo motivo il vecchio Leone decise che il modo migliore per comandare sulla foresta fosse quello di farlo attraverso il dialogo e la speranza che tutti gli animali volessero come fine ultimo il bene della comunità.

Questo è un principio: potrebbe essere l’inizio di un racconto-percorso da sperimentare in classe, con l’obiettivo di rendere consapevoli i bambini della necessità di mediare, anche a seguito di una vittoria democratica.

A continuare la storia dovrebbero essere proprio i bambini, attraverso le loro osservazioni, le domande, i suggerimenti. Proprio questo dialogo trasversale permetterà all’insegnante di spiegare e far vivere la politica in tutta la sua importanza.

a cura di Andrea Biasi