Pixel Art: creare capolavori con i chiodini di plastica

Quando si parla di Pixel Art, occorre fare qualche precisazione. Su Wikipedia questo termine viene associato a una particolare tecnica di disegno digitale, molto in voga negli Anni Ottanta, agli albori dell’era di videogiochi e computer. All’epoca i disegni erano realizzati accostando i pixel ed il risultato era costituito da immagini schematiche e poco definite.

Aspettate: sapete cos’è un Pixel?

Per semplificare al massimo possiamo dire che il termine inglese Pixel deriva dalla contrazione delle parole picture ed element (pict-el, dunque pixel) e identifica ogni singolo puntino che compone un’immagine all’interno della memoria di un computer. Un’immagine su monitor ci appare ricca di sfumature e “compatta”, mentre in realtà è composta da un numero incredibilmente elevato di puntini o pixel.



Ogni pixel dunque rappresenta il dato più piccolo dell’intera immagine, con un valore molto specifico, dato dalla sua posizione, dal colore e dall’intensità.
Questa brevissima spiegazione ci serve per introdurre un modo differente di intendere la Pixel Art, dopo che l’innovazione tecnologica ha reso le immagini più nitide, con una risoluzione migliore.

Che fine ha fatto la Pixel Art? È diventata desueta? Assolutamente no! Molti artisti hanno riscoperto la bellezza della grafica a punti, che tanto ricorda la pittura puntinista. È la riscoperta della semplicità delle forme: partendo dal singolo punto, da qualcosa di essenziale, si arriva alla creazione di un’immagine molto più complessa.

La Pixel Art oggi ha anche un risvolto ludico estremamente appassionante. Stiamo parlando dei bellissimi schemi realizzati con i chiodini di plastica di cui Quercetti è l’ideatrice, nonché principale casa produttrice.

Il Puntinismo, fonte di ispirazione per la Pixel Art

Prima di parlare di Pixel Art, apriamo una breve parentesi sulla tecnica pittorica cui indirettamente si ispira. Stiamo parlando del puntinismo, anche noto come pointillisme, una corrente artistica sviluppatasi in Francia a partire da fine Ottocento che prevedeva la scomposizione dei colori in piccoli punti.

Tra i principali esponenti troviamo Seurat e Signac, il cui lavoro era basato sull’intuizione che ciascun colore è influenzato dal colore cui è posto accanto. Pertanto, secondo i due artisti, i colori non vanno mescolati, ma accostati.

Pixel Art con chiodini di plastica: ecco qualche idea

I chiodini di legno della Quercetti sono stati inventati nel 1953 e, dopo anni di successo tra grandi e piccoli estimatori, si sono rinnovati con l’uscita sul mercato di Pixel Art. In pratica i chiodini di legno, un classico che ha permesso a intere generazioni di scatenare la propria fantasia, sono stati rivisitati grazie al fascino dei pixel digitali. Il risultato è un prodotto adatto ad un pubblico di ogni età, un passatempo da condividere in famiglia.

Forse ne avrete sentito parlare o forse ne siete già appassionati, come alcuni dei nostri lettori che ci hanno inviato queste splendide creazioni.

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Grazie a mamma Anita per questa bellissima Elsa!

Il kit di chiodini per realizzare Elsa e Anna lo trovate qui:

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e a mamma Adriana per questa tigre.

Si tratta di un gioco di composizione che, tramite l’uso di migliaia di chiodini colorati e 9 tavolette traforate, permette di realizzare disegni anche molto complessi. Anche se i chiodini sono soltanto in sei colori, la magia della miscela ottica, tanto cara ai pittori puntinisti, li trasforma in una gamma vastissima di sfumature. Forse non è così noto ai più, ma anche il procedimento di stampa su carta è basato sulla scomposizione dell’immagine in tanti piccolissimi punti che vengono in seguito “riassemblati” e miscelati dall’occhio umano.

Photo Pixel Art: trasformiamo le foto in opere d’arte realizzate con i chiodini

Come dicevamo, la Pixel Art è un’esperienza artistica innovativa e rigenerante, che favorisce la manualità e la concentrazione, aiutando a scaricare lo stress. Che soddisfazione realizzare un capolavoro come questo:

Una delle più recenti evoluzioni della Pixel Art con i chiodini di plastica è rappresentata dalla possibilità di riprodurre foto. In pratica si sceglie la foto da rielaborare e la si carica sul sito dedicato www.quercettiart.it, selezionando tra le opzioni previste, come ad esempio il bianco e nero o i colori. Dopodiché il sito rielaborerá la foto in versione Pixel Art e sarà possibile stampare la scheda guida, che andrà posizionata sulle tavolette fornite nella confezione. Dopodiché si procede a completarla con i chiodini a disposizione.

Le tavolette, una volta inserite nella cornice autobloccante, rappresentano un regalo personalizzato o un oggetto d’arredo. I soggetti in rete, per chi volesse cimentarsi con quest’arte, sono numerosissimi e di diversa difficoltà, così da rendere possibile la sperimentazione ad adulti e bambini.

a cura di Alessia de Falco