Prendetevi cura della vostra famiglia, è il bene più prezioso

Trovate il tempo per prendervi cura del clima emotivo all’interno della vostra famiglia, perché esso rappresenta la chiave per il  benessere emotivo e per la crescita interiore di ciascuno di voi.

Non sempre è semplice o scontato: è faticoso ascoltare, mettersi nei panni degli altri, essere disposti, a volte, a fare un passo indietro. Ricordatevi che la famiglia è il vostro tesoro più grande e lo è anche per i vostri bambini: è importante trasformare la casa nel luogo dove ognuno è realmente se stesso, dove alla base del calore familiare ci sono fiducia, rispetto e solidarietà.

IL MODELLO DI OLSON: COESIONE, ADATTABILITA’, COMUNICAZIONE

Il modello circonflesso di Olson analizza il funzionamento della famiglia attraverso tre dimensioni: coesione, adattabilità comunicazione. Più nello specifico:

  • la coesione è la dimensione che rivela la lontananza o la vicinanza dal punto di vista psicologico
  • l’adattabilità indica la capacità di cambiare la struttura familiare in base agli eventi
  • la comunicazione, infine, è un elemento cardine per esprimere i propri bisogni, ma anche per facilitare le dinamiche familiari

Olson ha descritto 16 tipi di funzionamento familiare, a seconda del posto che una famiglia occupa in ciascuno delle dimensioni. Volendo sintetizzare al massimo, questi modelli possono essere ridotti a tre macro-tipologiei: bilanciato, medio raggio, estremo.

Le famiglie che funzionano meglio si collocano nelle posizioni centrali rispetto alle dimensioni di coesione e adattabilità. Come fare però a lavorare su questi aspetti?

IMPARIAMO AD ESSERE CONNESSI, MA NON VINCOLATI

Olson ha preso in esame nella sua ricerca circa 1200 nuclei familiari di diversa “consistenza” ed età del ciclo di vita. Funzionano meglio e più a lungo quelle famiglie in cui le persone si sentono connesse, profondamente, ma non vincolate; i cui membri, insieme, riescono a fluire con la vita.

Oggi vi regaliamo una spiegazione poetica di questo concetto: l’amore è il dono più grande, ma non deve mai essere un vincolo. Solo lavorando sulla coesione, l’adattabilità e la comunicazione, possiamo preservare delle relazioni familiari improntate alla liberà e al rispetto.

Ce lo spiega bene Kahlil Gibran in alcuni versi de “Il Profeta”:

Siete nati insieme, e insieme sarete per sempre.
Voi sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
Sì, sarete insieme persino nella silenziosa memoria di Dio.
Ma lasciate che vi siano spazi nel vostro stare insieme.
E lasciate che i venti del cielo danzino tra voi.
Amatevi l’un l’altro, ma dell’amore non fatene un vincolo: lasciate piuttosto che vi sia un mare in movimento tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi reciprocamente la coppa, ma non bevete da una singola coppa.
Datevi l’un l’altro un po’ del vostro pane, ma non mangiate dalla stessa pagnotta.
Cantate e danzate insieme e siate gioiosi, ma fate che ognuno di voi possa star solo,
come sole sono le corde del liuto sebbene vibrino della stessa musica.
Datevi il cuore, ma non per trattenervelo l’un l’altro.
Poiché solo la mano della Vita può contenere il vostro cuore.
E reggetevi insieme, senza però stare troppo vicini.
Perché le colonne del tempio sono collocate a una certa distanza,
e la quercia e il cipresso non crescono l’uno all’ombra dell’altro.

(testo tratto da Kahlil Gibran, “Il Profeta”, Feltrinelli, 2009, trad. di Giovanna Francesca Brambilla)