Qual è lo strumento più efficace a disposizione di un maestro per guidare i suoi studenti? La risposta la troviamo in una bella riflessione del maestro Alberto Manzi, che vi proponiamo qui sotto. Riuscite a individuarla?

Ho due bambini, uno fa il dettato senza errori, cosa gli devo dare in base alla vostra valutazione decimale? Ovviamente gli devo dare dieci. Un altro bambino fa trenta errori: che voto gli devo dare? Sottozero? Normalmente gli si dà quattro. Dopo quindici giorni, il primo, che non aveva fatto errori, fa due errori; gli do otto che è sempre un bel voto, però lui è andato avanti o è andato indietro? Il secondo bambino, che aveva fatto trenta errori, la seconda volta ne fa 22, ma secondo quel criterio il suo voto rimane sotto zero. Ora, a quello che ha preso otto non posso dirgli “Guarda che sei andato male”, mentre al bambino che è passato da trenta a 22 gli devo dire “Bravo”, ma in realtà non glielo posso dire perché in base al voto, lui rimane cretino. Ma io sono sicuro che se gli dico “Bravo!”, la volta successiva di errori ne farà quindici”.
Alberto Manzi

Avete compreso a cosa facevamo riferimento? Secondo il maestro Manzi il voto era inutile perché non permetteva di offrire ai ragazzi un feedback significativo. Ed è proprio la parola feedback lo strumento “magico” di cui volevamo parlare, la “risposta” che diamo ai bambini e ai ragazzi per guidare il loro apprendimento.
Secondo lo scienziato dell’educazione e ricercatore australiano John Hattie (che ha analizzato oltre 800 studi scientifici sull’efficacia delle tecniche didattiche), la pratica scolastica che si rivela più efficace nei contesti reali – è una precisazione importante – è proprio il feedback: i ragazzi che imparano meglio sono quelli che ricevono le risposte più utili a correggere i propri errori e a valorizzare i propri punti di forza.

Il motivo per cui Alberto Manzi si schierò apertamente contro la valutazione numerica è che la riteneva un feedback inefficace. Al contrario, era uno strumento molto efficace nel demotivare gli studenti che avevano commesso degli errori. Le sue considerazioni sono ancora attuali: se vogliamo insegnare (bene) qualcosa, lo strumento più efficace per farlo è, oggi come ieri, proprio la valutazione, intesa come feedback. A patto che quella valutazione sia formativa e costruttiva, che si collochi all’interno di una relazione docente → discente in cui l’insegnante analizza gli apprendimenti degli allievi e offre loro indicazioni utili per superare le proprie misconcezioni (da cui nascono gli errori). Gli errori sono fondamentali per poter offrire una risposta efficace.

Attraverso l’uso del feedback raggiungiamo due scopi: da un lato, scopriamo ed eliminiamo quegli “errori del pensiero” che potrebbero ostacolare gli studenti; dall’altro, mostrandogli come scoprire e risolvere queste incongruenze, li renderemo capaci di proseguire da soli, diventando sempre più autonomi ed efficaci.
Ciascuno di noi può trasformarsi in un educatore straordinario, qui ed ora, senza rivoluzioni: è sufficiente lavorare sulla qualità dei feedback che offriamo.

BIBLIOGRAFIA
Giulia Manzi, Il tempo non basta mai. Alberto Manzi. Una vita tante vite, add editore, 2014
John Hattie, Visible Learning, 2008
Roberto Trinchero, Sappiamo davvero come far apprendere? Credenza ed evidenza empirica, Form@re, Open Journal per la formazione in rete, FUPress, Volume 13, 2013

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