La storia dei coriandoli di Carnevale

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La storia dei coriandoli di Carnevale

Testo: Matteo Princivalle
Copertina: Alessia de Falco

Tanto tempo fa, a Carnevale, i ragazzi dipingevano i sassi con la vernice colorata. Il giorno della festa in maschera si radunavano per le vie del paese e si prendevano a sassate con quei confetti colorati.
Strana festa, direte voi; e infatti era una vera e propria battaglia. Qualcuno tornava a casa con un bernoccolo, mentre i più sfortunati finivano diritti all’ospedale.

A quel tempo la vernice colorata era un lusso per pochi: avere una o due tinte era una già una fortuna e soltanto i figli dei nobili riuscivano a preparare sassi di tutti i colori dell’arcobaleno. 
Il piccolo Michelino, a cui mancava perfino il pane per mangiare, di colore non ne aveva nemmeno uno.
«Come farò a festeggiare il Carnevale?» si chiedeva sconsolato, tornando a casa dai campi.

Un pomeriggio, lungo la strada, una contessina gettò dal finestrino della sua carrozza i fogli di carta in cui erano avvolti i barattoli di vernice per confetti. 
Michelino si accorse che la vernice aveva macchiato la carta ed ebbe un’idea: raccolse quei fogli e li portò a casa, dove si mise a tagliarli a strisce e pezzetti.
Riempì un bel sacco con quei ritagli: ce n’erano di tutti i colori.

Il giorno di Carnevale, con la sua maschera di cartone, si mescolò tra gli altri bambini e non appena cominciò la battaglia, si mise a lanciare manciate di coriandoli di carta sui suoi nemici.
«Ma questi non fanno male» disse uno di loro, scrollandoseli di dosso.
«Sì» fece notare Michelino, «ma ti ho colpito lo stesso: sei eliminato.»
Gli altri bambini capirono che potevano giocare alla battaglia dei confetti anche con i coriandoli di carta: si sarebbero divertiti lo stesso e nessuno si sarebbe più fatto male.

Michelino fu acclamato come un eroe e quando il sindaco venne a sapere della sua invenzione, lo fece nominare cavaliere. Da quel giorno a Carnevale non si lanciano sassi ma coriandoli colorati.