Di recente, Beppe Severgnini sul Corriere della Sera.it ha analizzato la preparazione degli alunni italiani su materie come storia e geografia, affermando:

Da almeno quindici anni gli studenti italiani venivano privati di informazioni quali: confini, capitali, città principali, pianure, montagne, fiumi, laghi. Non so come sia accaduto, se sia colpa di programmi concentrati su aspetti socio-economici o di docenti incoscienti. Ma rimango traumatizzato quando capisco che un giovane laureato confonde l’oceano Indiano col Pacifico, ignora i confini della Germania e non sa indicare le regioni che s’attraversano per andare da Trieste a Trapani. Mio padre, classe 1917, a novantanove anni era in grado di rispondere. Non aveva Google Maps, ma era cresciuto con un atlante sul tavolo.

LO SCOPO RESTA QUELLO DI IMPARARE

Un tempo si studiava la geografia con l’atlante; oggi, grazie a Google Maps e alle tecnologie orientarsi è semplicissimo. Cade dunque la necessità di studiare quella che ormai viene ritenuta da molti la “cenerentola delle materie”? E che dire della storia?

Sempre Severgnini a questo proposito parte da un recente articolo di Gian Antonio Stella, alla luce dell’episodio della bandiera nazista appesa in caserma da un carabiniere fiorentino, ci sono profonde lacune da colmare:

Mi associo, e aggiungo: di questo dovrebbe occuparsi un governo, non dello smartphone in classe. Un telefono, per quanto sofisticato, è uno strumento. Lo scopo resta quello di imparare.

PER APRIRE LA MENTE, CI VOGLIONO METODO E SENSO CRITICO

Serve studiare la storia e la geografia in un mondo in cui, grazie ai motori di ricerca, ogni informazione è sempre a nostra disposizione? A nostro avviso sì, serve, così come più in generale serve non smettere mai di aggiornarsi e studiare. Lo studio è un percorso che dura tutta la vita, tanto che in alcuni ambiti, prettamente manageriali, si parla di continuous learning (o anche lifelong learning, formazione continua o apprendimento continuo).

Studiare senza riflettere è inutile. Riflettere senza studiare è pericoloso.

 

Confucio

È importante tornare ad insistere molto sulle conoscenze, facendo in modo che gli studenti allarghino il più possibile gli orizzonti del sapere. Servono correlazioni, una solida cultura generale e un’apertura mentale che solo lo studio ragionato e l’acquisizione di un buon metodo basato sul senso critico possono fornirci.

MA SERVE DAVVERO STUDIARE GEOGRAFIA?

A questo proposito citiamo la riflessione di Giovanni Donadelli, maestro di scuola primaria e consigliere nazionale dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, pubblicata su Focus.it. Tra i consigli elencati, uno in particolare merita la nostra attenzione:

La geografia non è fatta di elenchi, ma di scoperte.

Ogni volta che ti trovi davanti ad un elenco di nomi, cerca di capire cosa nasconde e cosa rende unico ogni singolo nome che vedi elencato. Ti renderai conto che gli elenchi mettono insieme cose simili, ma comunque diverse e che gli elenchi non sono altro che il riassunto di un’avventura ancora tutta da scoprire.

In questo approccio, che spiega come anche quello che può sembrare nozionismo in realtà cela ben altro, è racchiusa tutta l’importanza di uno studio, a volte anche mnemonico, ma ad ampio spettro.

Nessuno ha detto che lo studio non sia faticoso: è giusto che lo sia, così come è giusto insegnare ai nostri ragazzi a cimentarsi con sfide “difficili”. E’ solo superando le difficoltà che possiamo crescere e vivere davvero.

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