La rabbia è una costante della nostra vita personale, familiare e professionale. Capita a tutti noi di essere provocati, volontariamente o meno, dal comportamento degli altri. Ma qual è il modo migliore per gestire la propria rabbia?

GESTIRE LA RABBIA: MEGLIO SFOGARSI O “CONGELARE” I PROPRI PENSIERI? 

Di fronte a una situazione di rabbia, di emozionalità incontrollata, siamo portati a pensare che lasciandola libera di sfogarsi questo ristabilirà l’equilibrio interiore. Non la pensa così il professor Brad J. Bushman, dell’Universita dell’Iowa, che ha pubblicato una ricerca che si muove proprio nella direzione opposta (potete leggere gratuitamente lo studio, in lingua inglese, negli archivi dell’Università del Michigan).

Lo studio, condotto su 600 partecipanti i quali sono stati indotti intenzionalmente in uno stato di rabbia, ha verificato l’efficacia di uno sfogo “fisico” (ad alcuni studenti veniva chiesto di sfogare la propria rabbia contro un punchig-ball). Agli studenti universitari di scrivere un breve saggio, che poi un compagno ha pesantemente criticato, inducendoli alla rabbia. A questo punto, ad un gruppo è stato chiesto di colpire un punching-ball immaginando di avere di fronte il proprio compagno; ad altri è stato chiesto di colpire il punching-ball per mantenersi in forma e migliorare la propria forma fisica; ad un terzo gruppo infine non è stato chiesto nulla.

In seguito, agli studenti dei tre gruppi è stato chiesto di compilare un questionario sul proprio stato emotivo; ebbene, è emerso che i primi non solo non avevano sfogato la propria rabbia, ma anzi, questo sentimento era ancora più forte in loro. Al contrario, gli studenti del secondo e terzo gruppo, che avevano avuto modo di distrarsi dall’episodio scatenante la rabbia, sono risultati più calmi.

Questo esperimento non solo smentisce categoricamente la teoria della catarsi, già messa in dubbio da studi precedenti, ma sembra indicare una strada privilegiata per gestire la propria rabbia: quella di disperdere i propri pensieri. Peraltro, lo studio si allinea con tutte le altre ricerche in tema di “ruminazione mentale”: rimuginare su uno stesso pensiero è sempre controproducente, esaurendo le nostre risorse mentali in modo infruttuoso.

SPUNT-ESERCIZIO: la tecnica del “Velo di nebbia”

Recentemente, abbiamo letto sul sito La mente è meravigliosa una bellissima riflessione sul controllo dell’impulsività attraverso la tecnica della nebbia. L’articolo lasciava molto spazio alle interpretazioni e così abbiamo pensato di rielaborarlo in uno SPUNT-ESERCIZIO per tutti.

È strano vagare nella nebbia!
Solo è ogni cespuglio e pietra,
Nessun albero vede l’altro,
Ognuno è solo (…)
Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è essere soli.
Nessuno uomo conosce l’altro,
Ognuno è solo.

Herman Hesse

L’esercizio è piuttosto semplice: di fronte ad uno stimolo che ci genera rabbia, proviamo ad immaginarci immersi in una coltre di nebbia. Una cortina che non lascia spazio al mondo circostante, in cui le altre persone e le loro parole non sono che ombre. La nebbia ci costringe a concentrarci su noi stessi, ci lascia, per un attimo, soli. E’ divertente provare questo esercizio insieme ai bambini, come fosse un gioco: il gioco della nebbia. Le prime volte sarà difficile e dovremo allenarci a “sentire la nebbia” in un momento di calma; con l’esercizio diventerà più semplice dominare anche le emozioni.

Immaginarsi in questo modo, oltre ad essere un simpatico esercizio creativo, ci permette di escludere gli stimoli esterni e di fare i conti con il nostro mondo interiore. Per evitare di rimuginare sui pensieri rancorosi, l’immaginazione dovrebbe spostarsi sul velo di nebbia: quali sensazioni provoca la nebbia sui nostri sensi? Come la percepiamo? Come altera la vista? Che odore ha la nebbia?

Questo esercizio rientra nel filone degli spunti relativi alla mindfulness, a cui si aggiunge, però (anche stravolgendola in un certo senso) l’elemento immaginativo fantastico. Fantasia che, secondo noi, non guasta mai!

a cura di Matteo Princivalle