Le figure d’aiuto possono far sviluppare il 38% in più dei dendriti, di organizzazione cerebrale. La scienza ha dimostrato la possibilità di questo miracolo, spiega la prof.ssa Daniela Lucangeli, professoressa ordinaria di Psicologia dello sviluppo presso l’Università di Padova. Insegnanti e educatori hanno una grande possibilità: quella di plasmare la mente dei propri ragazzi portandola ad uno sviluppo armonico e incrementale.

L’insegnamento del futuro non dovrebbe mettere da parte il rigore e la ricchezza che hanno caratterizzato le istituzioni scolastiche del passato. Piuttosto, dovrebbe prendere atto del ruolo centrale che le emozioni hanno nel determinare la qualità e la quantità degli apprendimenti. Se un apprendimento viene accompagnato da un’emozione positiva o negativa questo viene favorito o sfavorito rispettivamente (come accade quando un alunno ritiene di non poter imparare la matematica: questo pensiero negativo sfavorisce l’apprendimento)

Per capire meglio questi concetti parliamo del sorriso. Il bambino quando nasce sembra sorridere, ma quelli che sembrano sorrisi sono in realtà degli spasmi del cervello a livello periferico che trasmettono i primi impulsi che consentono al bambino di rispondere agli input esterni, è solo un meccanismo di riflessologia del sistema periferico. Ad un certo punto il sorriso diventa un sistema comunicativo intelligente che significa “io ti riconosco”. Il primo processo del “da dentro a dentro” è mediato dal sorriso e dallo sguardo. Il bambino, guardando la mamma, cambia il processo da automatico ad intenzionale. Il sorriso e lo sguardo sono i mediatori dell’intelligenza distribuita accompagnata dalle emozioni. I test hanno messo a confronto un gruppo sperimentale e uno di controllo nelle scuole in cui ai docenti veniva insegnato il meccanismo dello sguardo e del sorriso intenzionale (che incoraggia, che accompagna, che mostra l’errore). Gli insegnanti del gruppo di controllo hanno insegnato secondo il metodo tradizionale. Dove gli insegnanti guardano troppo a quello che fanno senza l’uso dello sguardo e del sorriso, senza la condivisione dell’intelligenza distribuita, difficilmente si raggiunge il risultato educativo sperato. Non basta sorridere, ma se non lo si fa il meccanismo della distribuzione dell’intelligenza è particolarmente debole. È stato misurato che un incoraggiamento corregge più di 89 rimproveri. Non si vuole incoraggiare una scuola ‘molle’ – spiega la dott.ssa Lucangeli – ma si vuole incoraggiare una scuola capace di dare il 38% in più di organizzazione cerebrale, se sa come innescare il meccanismo dell’intelligenza creativa, costruttiva distribuita“.

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