VAMPING: LA NUOVA – E PERICOLOSA – MODA DEI RAGAZZI

Una buona norma è quella di lasciare ai ragazzi il massimo grado di libertà e autonomia possibile. Tuttavia, come sosteneva Alexander Neill (padre della pedagogia libertaria), ci sono alcuni casi in cui anche il più democratico degli educatori non deve chiedere il permesso di intervenire ai suoi ragazzi. Interviene e basta. Stiamo parlando dei casi in cui c’è un pericolo evidente e manifesto: in queste occasioni, abbiamo il dovere di salvare chi corre un pericolo esattamente come soccorreremmo qualcuno per strada.

Recentemente abbiamo letto un esempio che spiega in modo perfetto questa posizione. Stiamo parlando del vamping, che viene descritto bene da Maura Manca, psicologa e psicoterapeuta esperta delle tematiche dell’adolescenza, in un osservatorio del sito Adolescienza:

Il Vamping, ossia la moda degli adolescenti di trascorrere numerose ore notturne sui social media, sembra diventata una vera e propria abitudine, tanto che 6 adolescenti su 10 dichiarano di rimanere spesso svegli fino all’alba a chattare, parlare e giocare con gli amici o con la/il fidanzata/o, rispetto ai 4 su 10 nella fascia dei preadolescenti.
La tendenza, invece che accomuna tutti i ragazzi è di tenere a portata di mano il telefono quasi tutto il giorno, notte compresa, fino al 15% che si sveglia quasi tutte le notti per leggere le notifiche e i messaggi che gli arrivano per non essere tagliati fuori, altra patologia emergente legata all’abuso dello smartphone (FOMO – Fear of Missing Out). Questi comportamenti vanno ad influenzare negativamente la qualità e la quantità del sonno, con conseguenze nocive per l’organismo e vanno ad interferire sulle attività quotidiane dei ragazzi, fino a determinare importanti difficoltà di concentrazione e di attenzione che gravano sul rendimento scolastico, favoriscono l’insorgenza di stati ansiosi, intaccando  l’umore e gli impulsi“.

Un’abitudine del genere nuoce gravemente alla salute e richiede un intervento immediato. L’ideale sarebbe stabilire tempi e limiti precisi per l’uso delle tecnologie, abituando i bambini sin da piccoli a non abusarne. L’educazione è la forma di prevenzione più efficace.

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