Ogni giorno, trascorriamo molto tempo a contatto con gli altri: amici, parenti, colleghi. Ci capita di chiacchierare, discutere, raccontare ed ascoltare. Spesso tuttavia il nostro ascolto è distratto da una sorta di rumore di fondo: le notifiche dei social, gli alert delle chat, i mille pensieri che si affastellano nella nostra mente e ci creano ansia.

La nostra epoca è caratterizzata da comunicazioni veloci, spesso frammentate e frettolose. Il risultato, purtroppo, è che veniamo privati nostro malgrado di un dono indispensabile per il nostro benessere e per quello altrui: la capacità di ascoltare.
Non critichiamo nessuno, non è facile trovare il tempo per noi stessi, figuriamoci per gli altri. Tuttavia, l’ascolto attivo è una potente medicina: ci aiuta ad essere più genuini  e più empatici nelle nostre relazioni. Come fare ad allenarci ad ascoltare di più e meglio?

Qualche tempo fa, a questo proposito, avevamo pubblicato un approfondimento intitolato “Il Triangolo Magico dell’Ascolto”, in collaborazione con la Pedagogista Marta Tropeano. L’ascolto attivo può essere imparato sin da piccoli, ascoltando il proprio sé corporeo, il proprio cuore e l’altro da sé.
In particolare, il Triangolo Magico dell’Ascolto presuppone la conoscenza di due dimensioni fondamentali: l’autoconsapevolezza emozionale e la gestione creativa dei conflitti. L’ascolto vero mette in relazione contemporaneamente orecchie, occhi e cuore, dando vita all’attenzione verso l’altro, verso la sua storia.

L’attenzione è una grandissima conquista: non solo una forma di rispetto per il nostro interlocutore, ma anche un dono. Nell’ascoltare, ci rendiamo disponibili, sveliamo noi stessi. Per farlo, è prima necessario imparare ad ascoltare noi stessi, a capire i nostri bisogni più profondi.
A questo proposito, oggi vogliamo proporvi uno spunto di riflessione, basato sul libro di Julia Cameron, intitolato “La via dell’artista”. L’autrice propone un esercizio denominato “L’appuntamento con l’artista”. In pratica si tratta di fissare un appuntamento a settimana con noi stessi, dedicandoci a qualcosa che ci ispira e a cui normalmente
non dedichiamo tempo.
L’obiettivo più palese di questa attività è ritrovare la creatività perduta e coltivare il proprio benessere. Ma che c’entra con l’ascolto attivo? L’autrice, per rispondere a questa domanda, cita la giornalista statunitense Brenda Ueland: “Perché mai dovremmo utilizzare tutti il nostro potere creativo? Perché non vi è nulla che rende le persone così generose, vivaci, audaci e compassionevoli, così indifferenti alla guerra e all’accumulare oggetti e denaro”.
Per allenare l’ascolto attivo, il primo passo è dunque ascoltare noi stessi e anche il bisogno di raccontarci, scegliendo il canale espressivo a noi più congeniale. La creatività, in questo senso, rappresenta un ottimo strumento per esprimerci, per farci conoscere e per rallentare, aprendo il cuore ad una comunicazione più profonda e più attenta.
Solo così potremo comprendere il bisogno degli altri di essere ascoltati.

Pin It on Pinterest