I voti premiano il merito ed insegnano la responsabilità

Il segreto della felicità è la libertà.
Il segreto della libertà è il coraggio.
Il segreto del coraggio è la disciplina.

Sono parole un po’ fuori dal coro pronunciate qualche tempo fa dalla psicologa Maria Rita Parsi, fondatrice del Movimento Bambino, tra i professionisti della Scuola per Genitori, sotto la direzione scientifica del Prof. Paolo Crepet.

La parola disciplina è oggi molto temuta: si collega automaticamente a punizioni e castighi che, oggi, i più demonizzano. Noi riteniamo che disciplina significhi rispetto delle regole, un concetto prezioso e spesso bistrattato da un eccessivo giustificazionismo.

“Poveretto”, “Nessuno lo capisce”, “La scuola è troppo dura” … Sono le frasi che spesso sentiamo pronunciare o leggiamo in giro.
Traducendole poi in massime che di massimo hanno solo la banalità, o nella formulazione o, peggio, nell’interpretazione.

L’ASSURDO: RIFIUTIAMO I VOTI MA VOGLIAMO IMPEGNO E RISULTATI

Prendiamo ad esempio una frase di Bill Gates divenuta virale qualche tempo fa:


E’ vero, l’imprenditore statunitense non ha ultimato gli studi universitari né, probabilmente, si è preoccupato dei voti. E’ altresì vero che l’azienda che ha creato è, da anni, nei primi posti delle classifiche aziendali per il benessere dei dipendenti: un benessere che è dato non solo dai benefit, ma anche dalla valorizzazione dei talenti, dai meriti e dalla selezione delle risorse.

Quello che Bill Gates ha rifiutato nella scuola, lo ha applicato nella sua vita di imprenditore: cercare il merito, l’impegno, l’eccellenza. Il voto, quel voto tanto demonizzato, non ci deve far paura: nessuno giudica le persone, ma dà un parametro per lavorare su se stessi e progredire. Non tutto ci piacerà nella vita ma, se non impariamo a fare anche ciò che non ci piace, difficilmente riusciremo bene nelle nostre passioni. Perché senza riconoscere il valore del sacrificio, dello sforzo, il premio per l’impegno e il risultato ottenuto, che sia otto, nove o dieci, difficilmente riusciremo a credere nei nostri obiettivi e raggiungerli. Il merito non è di chi prende la lode a scuola, ma di chi si impegna nella vita.



Esistono delle regole di convivenza civile, che si applicano anche alla vita scolastica. Sono quelle regole che insegnano a fare i compiti anche se non ci piacciono, a studiare matematica anche se preferiamo fare italiano. Un giorno, da adulti, di fronte a una timbratrice e un lavoro che non ci piace, magari l’aver provato comunque a fare in passato esperienze diverse, di ciò che ci piaceva e di ciò che non ci piaceva, ci aiuterà a credere in maniera più forte in quello che davvero vogliamo.

Bill Gates marinava la scuola, ma, di quella scuola, ha ripreso i sistemi nelle sue logiche aziendali. Quindi forse, più di focalizzarci tanto sui temuti voti, dovremmo fare una pensata sul fatto che raggiungere un risultato richiede impegno. Ed è questo che, fondamentalmente, la scuola dovrebbe insegnare.