Esistono almeno due buone ragioni per vietare l’uso degli smartphone in classe: migliorare la qualità dell’apprendimento in classe ed evitare i fenomeni di cyberbullismo, fenomeno in aumento anche tra i giovanissimi.
Dopo la Francia, che ha già imposto un simile divieto, anche Madrid, a partire dall’anno scolastico 2020-2021 disciplinerà l’uso dei telefoni in classe. O meglio, ne proibirà l’utilizzo (con l’eccezione degli studenti che ne hanno bisogno per specifiche e motivate ragioni). La misura riguarderà oltre 800.000 studenti spagnoli.
Questo non significa che i ragazzi non potranno portare con sé il telefono, ma che dovranno consegnarlo spento all’inizio delle lezioni e potranno riprenderlo al momento dell’uscita da scuola: una misura che tutela dai fenomeni di cyberbullismo durante l’orario scolastico (sui quali, allo stato attuale, è molto difficile vigilare) e dall’utilizzo improprio del telefono durante la lezione, che può incidere grandemente sull’apprendimento.

In Italia non esiste una posizione ufficiale in merito: negli ultimi anni si sono susseguite direttive contrastanti e al momento sono pochi gli istituti che, nell’esercizio della propria autonomia, accolgono un regolamento simile. Tra questi, un istituto a Biella che per l’A.S. 2019-2020 ha introdotto in tutte le sue classi un pannello a tasche in cui gli studenti devono depositare il proprio dispositivo all’inizio delle lezioni (qui l’articolo). La Regione Valle d’Aosta è stata la prima regione italiana ad approvare una mozione per sollecitare gli istituti scolastici ad intervenire in questo senso.
Secondo noi, limitare l’utilizzo dello smartphone, almeno durante l’orario scolastico, è un passo avanti importante per combattere il cyberbullismo (la maggior parte dei casi avvengono proprio entro i confini delle mura scolastiche) e per educare ad un uso sano del digitale, che ha il potenziale per migliorare la qualità della vita, ma che non deve diventare un universo parallelo totalizzante.

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