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Kevin

Kevin è un nome di origine irlandese. Si tratta della forma inglese di un antico nome irlandese, Caoimhín. Questo nome deriva da còem, che in antico irlandese significa “gentile”. Prima del XX secolo il nome era utilizzato prevalentemente in Irlanda; successivamente, si è diffuso in Inghilterra e da lì nel resto del mondo.

L’onomastico del nome Kevin si festeggia il 3 giugno, in ricordo di San Kevin di Glendalough, patrono di Dublino.
Il colore legato al nome Kevin è il verde.
La pietra portafortuna per Kevin è lo smeraldo.

Cliccate qui per stampare o per scaricare la scheda del nome Kevin.

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Il miglior rimedio all’opposizione è il rispetto

Perché alcuni bambini si comportano in modo oppositivo e provocatorio? Intorno ai 36 mesi i bambini vivono un momento chiamato “crisi dell’opposizione”; è il periodo dei “no” ed è naturale per la maggior parte dei bambini. È un momento delicato per i genitori, perché siamo chiamati a confrontarci con la frustrazione e con il dubbio di aver sbagliato qualcosa. Di più: questa fase critica mette alla prova il rispetto che proviamo per i bambini.
In questa breve lettura tratta dal libro “Comprendere i bambini” la neuropsichiatra infantile Silvana Quattrocchi Montanaro ci offre alcuni preziosi suggerimenti:

“Molto pericoloso per il futuro degli esseri umani è anche il far sperimentare ai bambini che la vita si svolge sempre e soltanto in modo conflittuale e che per affermare se stessi bisogna farlo sempre in opposizione agli altri. È nostra responsabilità verso i bambini, futuro dell’umanità, offrire loro un modello di rapporto con gli altri che rispetti la persona e consenta a tutti coloro che vivono insieme di esprimere opinioni e di fare scelte.
Tutto questo comincia molto presto, comincia con i neonati e a tre anni è già completato il modello della persona che si sta incarnando nei bambini: essi desiderano la libertà e il rispetto e noi dobbiamo creare comunità familiari e sociali nelle quali questi valori siano veri e operanti.

Il periodo della crisi dell’opposizione è anche il momento nel quale i bambini cominciano a comprendere il tempo e a stabilire alcune relazioni con il passato e il futuro. È perciò indispensabile essere molto cauti nel fare promesse e quando si fanno bisogna mantenerle. Anche questo è parte del rispetto verso i bambini e della considerazione loro dovuta: pensare che sono piccoli e dimenticano facilmente è un altro errore di valutazione delle loro capacità. Quando è veramente impossibile tenere fede al nostro impegno bisogna ammetterlo, scusarsene e proporre un’alternativa. I bambini sono generosi e non si aspettano da noi la perfezione, ma un rapporto onesto, nel quale si deve dimostrare la nostra volontà di collaborare con loro.

Educare è difficile perché nella relazione educativa siamo posti di fronte al nostro vero Io, siamo costretti a domandarci se crediamo veramente in tutto ciò che diciamo e se abbiamo fiducia nelle grandi potenzialità di ogni essere umano. Quando abbiamo responsabilità educative dobbiamo prendere la decisione di offrire ai bambini che vivono con noi la possibilità di crescere in un ambiente che “aiuta la vita”. Ogni famiglia e comunità sono educative per tutti coloro che ne fanno parte, ma gli adulti hanno nelle loro mani il potere di cambiare l’ambiente e devono usarlo per favorire lo sviluppo di tutti”.

BIBLIOGRAFIA
S. Quattrocchi Montanaro, Comprendere i bambini, 2019 (ed. or. 1998), Di Renzo Editore

Potete acquistare il libro online, cliccando qui.

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Come aiutare lo sviluppo del linguaggio nei bambini

Come aiutare i bambini che muovono i primi passi nello sviluppo del linguaggio? L’acquisizione del linguaggio è un momento importante per i bambini e non privo di “preoccupazioni” per i genitori: tutti noi, infatti, desideriamo aiutare i nostri piccoli a sviluppare al meglio le proprie competenze linguistiche.
Vi proponiamo una breve lettura dal testo “Comprendere i bambini” (S. Quattrocchi Montanaro, Di Renzo Editore), a proposito dello sviluppo del linguaggio e delle buone pratiche che possiamo adottare:

“I bambini devono imparare le parole, ma hanno necessità di udirle nel contesto della vita reale. Ogni giorno vi sono tante occasioni di pronunciare vocaboli mentre si toccano le varie parti del corpo, durante il bagno e le altre cure materne, oppure dire la parola corrispondente agli oggetti che si usano per preparare e dare il cibo o per vestire e spogliare i bambini, ma è molto importante dire soltanto il nome senza ulteriori spiegazioni e aggettivi. Se presentiamo il cucchiaio ripetiamo il nome “cucchiaio” due o tre volte, mostrando l’oggetto. Questo aiuta i bambini a fare ordine nella loro vita e ad arrivare presto a comprendere che tutte le cose nell’ambiente hanno un nome. I bambini devono essere esposti al linguaggio degli adulti e alla loro conversazione e, se questo linguaggio è ricco e ben sviluppato, essi lo acquisiranno della stessa qualità.

Rivolgendosi ai bambini bisogna sempre continuare a farlo in modo chiaro ed essere molto attenti alle espressioni usate, perché essi comprendono sempre molto più di quanto riescono ad esprimere; quando cominciano a dire qualcosa non si deve mai ridere o prenderli in giro per i risultati modesti e talvolta incomprensibili, perché i bambini devono avere fiducia nelle loro capacità di comunicazione per continuare a usare il linguaggio.

Altrettanto importante è evitare di imitare i loro errori nel parlare, pensando che saremo meglio compresi, perché nella mente dei bambini esiste il suono corretto della parola che vogliono usare ma il loro strumento non è ancora in grado di riprodurlo. Il migliore aiuto è ripetere la parola così da rassicurare i bambini che il loro sforzo è stato compreso, mentre si rinforza il modello corretto del vocabolo”.

BIBLIOGRAFIA
S. Quattrocchi Montanaro, Comprendere i bambini, 2019 (ed. or. 1998), Di Renzo Editore

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Maia

Maia (o Maja) è un nome di origine greca. Nella mitologia greca Maia era una pleiade, figlia del titano Atlante e madre del dio Ermes. Nella mitologia romana Maia era la moglie del dio Vulcano. Il significato del nome Maia è incerto, probabilmente significa “madre”.

Il nome Maia è adespota. L’onomastico si può festeggiare il 1° novembre, nel giorno di Ognissanti.
Il colore legato al nome Maia è il rosso.
La pietra portafortuna per Maia è il granato.

Cliccate qui per scaricare o per stampare la scheda del nome Maia.

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Gianluca

Gianluca è un nome composto, che deriva dai nomi Giovanni e Luca. Giovanni deriva dal nome ebraico Yochanan, che significa “Dio è misericordioso”, mentre Luca è un nome di origine latina, che potrebbe significare “abitante della Lucania” o essere un diminutivo del nome Lucius (e quindi derivare da lux, “luce”).

Il nome Gianluca è adespota. L’onomastico si può festeggiare il 24 giugno (in ricordo di San Giovanni Battista), il 27 dicembre (in ricordo di San Giovanni evangelista) o il 18 ottobre (in ricordo di San Luca evangelista).
Il colore legato al nome Gianluca è il giallo.
La pietra portafortuna per Gianluca è il topazio giallo.

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Lucrezia

Lucrezia è un nome di origine etrusca. Utilizzato già in epoca romana nella forma Lucrezia, questo nome ha origine etrusca e il suo significato è indecifrabile. Secondo alcune fonti, potrebbe derivare dal latino lucrum, “guadagno”, ma è quasi certo che il nome abbia origini ben più antiche.

L’onomastico del nome Lucrezia si festeggia il 23 novembre, in ricordo di Santa Lucrezia.
Il colore legato al nome Lucrezia è il rosso.
La pietra portafortuna per Lucrezia è il rubino.

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