Quali azioni sono davvero efficaci per migliorare la qualità della scuola e dell’apprendimento? Di seguito vi proponiamo un elenco di pratiche didattiche efficaci e un elenco di pratiche didattiche inefficaci, tratte dal lavoro del Prof. Roberto Trinchero (dal quale abbiamo tratto anche le riflessioni contenute nell’articolo “Qual è la tecnica più efficace per insegnare qualcosa“).

Un docente agisce in modo efficace se:

  1. Propone materiali didattici sintetici e focalizzati sugli obiettivi di apprendimento.
  2. Propone materiali didattici che utilizzano immagini e testi brevi di spiegazione, coerenti con l’immagine stessa.
  3. Opera un’opportuna mediazione dei contenuti di apprendimento per fare sì che l’allievo assegni il giusto significato alle informazioni ricevute o esperite.
  4. Presenta le informazioni in segmenti brevi e dà il tempo allo studente di assimilarle nelle proprie strutture cognitive.
  5. Prevede momenti in cui gli studenti debbano mettere alla prova le proprie rappresentazioni mentali (valutazione formativa), nelle quali controlla che le informazioni fornite siano effettivamente state assimilate nel modo corretto, e fornisce un feedback dettagliato allo studente utile per correggere miscomprensioni.
  6. Cerca di capire “come ragionano gli studenti” e di adattare le attività didattiche a tale modo di ragionare, proponendo anche attività in grado di “potenziare” le capacità elaborative dello studente.
  7. Cerca di far emergere le preconoscenze degli studenti sugli argomenti trattati, se necessario fornisce feedback per eliminare le miscomprensioni, e usa le rappresentazioni corrette come base per “agganciare” i nuovi concetti.
  8. Rende chiari fin da subito gli obiettivi che gli studenti dovranno raggiungere e i modi per capire se li hanno raggiunti o meno.
  9. Usa tecniche per catturare l’attenzione e per far sì che ogni concetto esposto sia allocato nella giusta posizione di una struttura cognitiva.
  10. Fornisce spunti per riconoscere le molteplici situazioni cui i contenuti appresi possono essere applicati.
  11. Propone momenti di pratica (prima guidata poi indipendente) in cui gli studenti debbano applicare le proprie rappresentazioni anche a problemi nuovi, mai visti prima in quella forma.
  12. Propone periodicamente momenti di pratica di concetti esposti anche molto tempo prima.
  13. Usa gli allievi più bravi come risorsa per aiutare quelli in difficoltà.
  14. Propone attività di gruppo strutturate (obiettivi precisi, strategie definite, preparazione preliminare del gruppo ad affrontare le attività proposte).

Un docente non agisce in modo efficace se:

  1. Propone materiali didattici che contengono informazioni ridondanti o scarsamente coerenti con gli obiettivi di apprendimento per cui sono utilizzati.
  2. Propone materiali didattici che obbligano lo studente a uno sforzo aggiuntivo nel capire che relazione c’è tra testi e immagini.
  3. Lascia che gli allievi assegnino da soli significato alle informazioni ricevute o esperite.
  4. Fornisce troppe informazioni, o inizia a spiegare un nuovo argomento senza che l’argomento precedente sia stato correttamente assimilato.
  5. Non prevede momenti di “messa alla prova” delle rappresentazioni degli studenti o, se lo fa, non fornisce un feedback tempestivo e adeguato.
  6. Lavora solo sui contenuti e non sulle strategie che gli allievi usano per elaborarli ed integrarli nelle proprie strutture cognitive.
  7. Non rileva le preconoscenze degli studenti o si limita a far svolgere un test iniziale che sonda solo elementi “superficiali” di conoscenza.
  8. Inizia il corso non dichiarando gli obiettivi di apprendimento (o li cambia in itinere) e non fornisce guide per capire in modo non ambiguo se sono stati raggiunti o meno.
  9. Si limita a richiamare l’attenzione in classe con semplici rimproveri e non fa uso di organizzatori anticipati.
  10. Lascia che siano gli studenti a cercare di applicare in autonomia i concetti visti a scuola a situazioni non esplicitamente affrontate a scuola.
  11. Lascia che gli studenti facciano pratica da soli, oppure propone solo problemi del tutto analoghi a quelli visti nell’esposizione dei contenuti.
  12. Concentra tutta la pratica dei concetti esposti immediatamente dopo l’esposizione e poi non vi ritorna.
  13. Non propone attività che favoriscano le interazioni tra allievi.
  14. Propone attività di gruppo estemporanee e non rigidamente strutturate.

Questi due elenchi sono stati costruiti analizzando in modo critico le ricerche quantitative sulle pratiche didattiche a livello internazionale. Questo significa che non derivano dalle personali convinzioni di chi scrive, ma da una comparazione statistica delle pratiche reali (con relativi risultati) applicate nelle scuole di tutto il mondo.

BIBLIOGRAFIA
Roberto Trinchero, Sappiamo davvero come far apprendere? Credenza ed evidenza empirica, Form@re, Open Journal per la formazione in rete, FUPress, Volume 13, 2013

Pin It on Pinterest