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Il problema non è nei sentimenti, ma nei comportamenti

Il tema dei limiti è centrale quando si parla di genitorialità. Infatti, mamma e papà hanno il compito di mettere delle regole, prendere decisioni e stabilire dei limiti invalicabili. Ma come possono farlo senza ricadere nell’autoritarismo dei genitori del secolo scorso (durante il quale i limiti erano imposti a suon di percosse)?

La prima, importante linea guida è quella di distinguere tra i sentimenti, che sono sempre leciti, e i comportamenti, che in alcuni casi devono essere limitati. Il problema, infatti, non è nei sentimenti ma nei comportamenti. Ecco uno spunto tratto da “Intelligenza emotiva per un figlio

Un bambino si sente frustrato, e quindi esprime i suoi sentimenti in modo inadeguato, ad esempio picchiando un compagno, rompendo un giocattolo o dicendo parolacce. Dopo che il genitore ha riconosciuto l’emozione che sta dietro il comportamento riprovevole e lo aiuta a dargli un nome, è necessario che il bambino capisca che certi comportamenti sono inaccettabili e non verranno più tollerati. In seguito i genitori potranno guidare il bambino a pensare a modi più appropriati per padroneggiare i sentimenti negativi. «Ti fa infuriare il fatto che Danny ti abbia preso quel giocattolo,» potrebbe esordire il genitore. «Anch’io sarei infuriato. Ma non va bene che tu lo picchi. Che cosa potresti fare, invece?» Oppure: «Va bene sentirsi geloso nei confronti di tua sorella perché ti ha rubato il posto davanti in macchina, ma non va bene dirle quelle cose cattive. Non riesci a pensare a un altro modo di affrontare questi sentimenti?». Come insegna Ginott, è importante che i bambini capiscano che il problema non è nei sentimenti, ma nei comportamenti. Tutti i sentimenti e tutti i desideri sono accettabili, ma non tutti i comportamenti lo sono. Di conseguenza, è compito dei genitori porre dei limiti agli atti, ma non ai desideri“.

Educare, e specialmente educare un figlio significa trovare un compromesso accettabile tra valori e comportamento. Di questo era convinto Haim Ginott, maestro e psicologo che addirittura difendeva il valore della collera di mamma e papà: se questa collera non è rivolta a distruggere il bambino ma a comunicare con lui e a porgli dei limiti, non solo non fa male, ma è addirittura utile ai fini dell’educazione:

Le dichiarazioni di comprensione dovrebbero precedere i consigli e gli ammonimenti. Ginott sconsigliava ai genitori di spiegare ai figli che cosa dovevano provare, perché ciò non avrebbe avuto altro effetto che far perdere loro la fiducia nei loro stessi sentimenti. Fece notare che i sentimenti dei figli non scomparivano per il semplice fatto che i genitori ordinavano: «Non sentirti così,» o perché spiegavano che non c’era alcuna giustificazione per quella particolare emozione. Ginott pensava che, mentre non tutti i comportamenti sono accettabili, tutti i sentimenti e i desideri lo sono. Di conseguenza, i genitori dovrebbero porre dei limiti agli atti dei figli, ma non alle loro emozioni o ai loro desideri. Diversamente da molti educatori, Ginott non disapprovava il fatto che i genitori potessero andare in collera con i figli. Anzi, era convinto che i genitori dovessero esprimere apertamente la loro collera, se questa era indirizzata verso un problema specifico e non attaccava direttamente la personalità o il carattere del bambino. Ginott credeva che, utilizzata con giudizio, la collera dei genitori poteva diventare parte integrante di un sistema efficace di disciplina.

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

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BIBLIOGRAFIA
H. Ginott, Between parent and child, Macmillan, 1965
J. Gottman, Intelligenza emotiva per un figlio: Una guida per i genitori, BUR

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