Caro genitore, è molto apprezzabile che tu segua tuo figlio di dodici anni in una trasferta lunga come quella di Venaus (minimo 100 km tra andata e ritorno); sicuramente non è apprezzabile che tu trascorra tutto il tempo della partita ad insultare chi, per consentire a tuo figlio di giocare, si presta ad arbitrare magari rinunciando a seguire attentamente il proprio figlio (arbitrare in quelle categorie significa controllare che i ragazzi non si facciano male).

Inoltre caro genitore pagare un biglietto per assistere ad una partita di calcio o pagare la retta di iscrizione di tuo figlio alla scuola calcio non ti attribuisce né il diritto di esibire dalla tribuna la tua sconfinata ignoranza, danneggiando un clima che deve essere sempre sano (un mix perfetto di relax, aggregazione e divertimento), né creare danni alla società per la quale tuo figlio è tesserato.

Comunque, caro genitore, se ritieni che il tuo sia il modo giusto di comportarti, ti consigliamo vivamente di trascorrere i tuoi pomeriggi a casa perché agli occhi di un bambino di dodici anni non sei solo un esempio, ma un modello da imitare e dal quale imparare l’educazione e il rispetto degli avversari e dei ruoli.

E’ il messaggio che l’Asd Venaus, associazione sportiva di Venaus, un comune di circa mille abitanti situato in Val Cenischia, valle collaterale della Val di Susa, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook.

LA COMPETIZIONE É SANA SOLO SE ACCOMPAGNATA DA RISPETTO ED EDUCAZIONE

Il motivo viene ben spiegato da Matteo Esposito in questo articolo, riguardante uno spiacevole episodio accaduto durante il Campionato Esordienti, categoria 2006, in provincia di Torino:

In campo ci sono ragazzini di 9/10 anni, si gioca su un campo leggermente ridotto rispetto alle tradizionali misure dei campi regolamentari. Le squadre giocano nove contro nove e, in queste categorie, non è previsto l’arbitro federale, ruolo che viene svolto di solito da un dirigente della squadra di casa. In campo si affrontano le squadre del Venaus e del Lascaris. Tutto sembra scorrere tranquillamente quando ad un certo punto, dagli spalti, il padre di un bambino della squadra ospite ha iniziato a insultare tutti, incitando alla violenza. Prima si rivolge al proprio figlio, poi prende di mira un ragazzino che stava facendo il guardalinee, poi punta un pò tutti. A quel punto l’allenatore del Venaus decide di ritirare tutta la squadra perché la situazione era diventata insostenibile. Un comportamento inqualificabile che ha creato un pessimo clima in campo e fra le famiglie che erano sulle tribune ad assistere ad una semplice partita di calcio tra ragazzini.

Più volte abbiamo riflettuto su queste pagine a proposito della sana competizione e del ruolo dei genitori che devono essere esempio non solo nelle parole, ma anche nei fatti. La competizione di per sé non è negativa o positiva. Diventa un fattore costruttivo quando è accompagnata dal rispetto e da valori imprescindibili come l’educazione. E ogni occasione è buona per ricordarlo.

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