Comunicazione efficace: la doppia P

Quando parliamo di comunicazione verbale, è abbastanza intuitivo capire a cosa ci riferiamo: parole, discorsi, informazioni. Il modo in cui diciamo le cose racconta molto di noi. Di questo ad esempio abbiamo parlato nella seconda lezione dedicata al “Non basta dire bravo/brava, ma …”.
La comunicazione non verbale comprende tutti i messaggi comunicativi che non esprimiamo attraverso le parole: gesti, espressioni, tono di voce. Se volete approfondire il tema della comunicazione non verbale, abbiamo scritto un saggio ad hoc che trovate a questo link. Si tratta di una componente fondamentale della comunicazione: per comunicare efficacemente, serve coerenza tra comunicazione verbale e non verbale. Non serve a nulla dire “Ti ascolto”, se poi continuo a leggere il giornale. Nell’ambito della psicologia positiva, è interessante a questo proposito esaminare il modello Active-Constructive Responding. Analizzando le risposte alle buone notizie, i ricercatori hanno evidenziato quattro schemi di risposta:

  • Attiva e costruttiva
    È il caso in cui si risponde con entusiasmo all’interlocutore, facendo trasparire il nostro supporto.
  • Attiva e distruttiva
    In questo caso, di fronte alla notizia, cerchiamo di monopolizzare la comunicazione, sottolineando i problemi e gli aspetti negativi derivanti dalla buona notizia.
  • Passiva e costruttiva
    Si tratta di una risposta priva di energia, in cui il nostro supporto verso l’interlocutore è minimo.
  • Passiva e distruttiva
    È il caso in cui ignoriamo il nostro interlocutore, facendogli capire che non siamo interessati a quello che ha da dire.

Perché prendere in esame la reazione ad una buona notizia? Pensateci: è la più grande palestra di allenamento del linguaggio positivo. È psicologicamente più facile reagire con entusiasmo a una buona notizia; ma, se ciò non accade, e la nostra comunicazione ricade in una tipologia diversa da “attiva e costruttiva”, forse dovremmo fermarci e chiederci:

  • perché lo sto facendo?
  • ho voglia di cambiare?
  • come posso cambiare?
  • cosa può succedere se cambio tipologia di risposta?

Rispondere a queste domande è il primo esercizio di oggi. Il secondo è provare individuare quante situazioni analoghe a quella analizzata dai ricercatori ci si presentano nel corso della settimana e rispondere alle seguenti domande:

  • Quante volte ho ricevuto una buona notizia questa settimana?ù
  • Quante volte ho usato una risposta “attiva e costruttiva”?
  • Che tono di voce ho usato? Che postura ho assunto? Guardavo in faccia il mio interlocutore? Sorridevo?

Provate a ripetere questo esercizio per una/due settimane ed analizzare cosa è successo. Sicuramente vi siete focalizzati sul vostro modo di comunicare verbalmente (che cosa ho detto) e non verbalmente (che cosa ho fatto).

In questo articolo affronteremo una tecnica che potete utilizzare per comunicare in modo efficace. Con Doppia P intendiamo il pre e il post di un intervento educativo, ovvero quello che nelle precedenti lezioni abbiamo denominato, seguendo lo schema di Alan Kazdin, Prompt (istruzione) e Praise (lode). Ciò che abbiamo detto sull’allineamento della comunicazione verbale e non verbale è fondamentale per spiegare chiaramente ciò che vogliamo e dare rinforzi positivi efficaci se accade ciò che desideriamo. Torniamo all’esempio del disordine che ormai ci perseguita dall’inizio del corso: dobbiamo convincere il nostro bambino a riordinare la sua stanza.

Come possiamo fare per instaurare una comunicazione efficace:

  • Prompt: “Per favore, raccogli i giochi dal pavimento della camera e mettili nella cassapanca prima di cena”. Abbiamo usato il “per favore”, abbiamo specificato l’obiettivo e abbiamo dato una deadline. Può funzionare, ma … Com’è stata la nostra comunicazione non verbale? Se eravamo motivati e sereni, probabilmente abbiamo usato un tono di voce calmo e guardato il bambino. Se eravamo esasperati, magari abbiamo usato il “Per favore”, ma con una voce stridula e spazientita. In quale dei due casi la comunicazione è allineata ed efficace?
  • La stessa cosa vale per il “Praise”, il nostro “Bravo/a!”: lo avete detto con entusiasmo, magari dando una carezza o battendo il cinque al bambino o eravate impegnati a fare altro e avete liquidato la faccenda come una cosa in meno a cui pensare?

Sembra banale, ma ciò che fate ha ripercussioni incredibili sul modo in cui viene inteso ciò che dite. Non stiamo criticando nessuno, non vogliamo mandare in crisi i lettori, ma iniziare a pensare alla combinazione di dire e fare è il primo passo per indirizzare il bambino creando intorno a lui un ambiente positivo.

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