[toc]

Comunicazione non verbale in pillole

 

La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto.

Peter Drucke

 

Due individui possono stare in silenzio, eppure questo non basta per interrompere la comunicazione tra loro: “Non si può non comunicare!”

Watzlawick, Beavin e Jackson

 

Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione.

Zygmunt Bauman

 

Cos’è la comunicazione non verbale

Definizione

Sappiamo che dal punto di vista comunicativo, una delle caratteristiche distintive dell’essere umano è il linguaggio verbale che si acquisisce nel tempo.
Gli altri esseri viventi, compresi i mammiferi più evoluti, comunicano esclusivamente con il comportamento. Ciò accade anche nei primi mesi di vita del bambino, in cui il contatto fisico e gli sguardi, oltre che le espressioni facciali, sono il principale strumento di comunicazione. In famiglia, nel mondo del lavoro, a scuola, ci si parla: è fondamentale riuscire ad interagire correttamente sul piano della comunicazione, lavorando sia sul dialogo, sia sull’ascolto del nostro interlocutore. Su comunicazione verbale e ascolto attivo abbiamo scritto a proposito di comunicare in famiglia e public speaking per bambini.

Quali sono invece le caratteristiche della comunicazione non verbale? Partiamo dal presupposto che esiste una vera e propria lingua del corpo, anche se non sempre siamo in grado di ascoltarla. Per capirne l’importanza, basti pensare che il 90% della nostra comunicazione è non verbale. Non si tratta di certo di una scoperta del Terzo Millennio: l’uomo ha sempre usato il corpo per comunicare, sin dall’antichità.

comunicazione non verbale perché è importante

Uno tra i primi studiosi ad affrontare questa tematica è stato il professore e sociolinguista inglese Michael Argyle, spiegando che in una comunicazione faccia a faccia utilizziamo diversi strumenti, tra i quali l’espressione facciale, il contatto visivo, la postura. Se ci pensate, sono tutti strumenti che vanno ad integrare la comunicazione verbale, rendendola più comprensibile, tant’é che è più facile intendersi in una comunicazione faccia a faccia che non, ad esempio, al telefono.

Uno degli studi più noti a riguardo è quello dello psicologo statunitense Albert Mehrabian, che nel 1972 ha analizzato il peso di alcuni elementi non verbali sulla comunicazione verbale:

  • I movimenti del corpo, in particolare le espressioni facciali pesano del 55% sulla comunicazione verbale
  • L’aspetto vocale, che consiste nel volume, nel tono e nel ritmo, pesa del 38% sulla comunicazione verbale
  • L’aspetto verbale, le parole, pesano del 7% sulla comunicazione

Lungi dall’essere un’analisi esaustiva, come più volte ha spiegato lo stesso Mehrabian, fa comunque riflettere su quanti messaggi lanciamo magari inconsapevolmente; o, anche, su quanto gli altri ci raccontano, senza parlarci.

Alcuni studiosi poi hanno sottolineato che il concetto di comunicazione non verbale può risultare fuorviante. Argyle, a questo proposito, ha introdotto il termine bodily communication, ossia linguaggio del corpo. Non bisogna confondere questa espressione con la cinesica, che indica invece il movimento del corpo.

Perché è importante focalizzare la nostra attenzione sugli aspetti non verbali della comunicazione? Perché in questo modo potenziamo l’espressione delle nostre emozioni e la nostra capacità comunicativa.

Comunicazione: non sono solo parole

Prima di esaminare in dettaglio la comunicazione non verbale, facciamo una brevissima premessa sulle diverse forme di comunicazione. Spesso la comunicazione non verbale viene definita extra linguistica, a completamento di quella che viene considerata la forma principale di comunicazione, ossia la parola. Esistono tuttavia altre dicotomie che vale la pena analizzare:

Linguistico vs extralinguistico: lo psicologo Anolli ha contribuito all’analisi degli aspetti verbali e non verbali della , introducendo la distinzione tra ciò che è linguistico e ciò che non lo è.

Analogico vs digitale: pensate, per chiarire questa dicotomia, ad un orologio con le lancette (digitale) e a uno con i numeri scritti (analogico). Nel primo caso dovete ricavare l’ora, mentre nel secondo la lettura è immediata. La stessa cosa accade in comunicazione: il linguaggio dei segni è analogico, quello verbale digitale.

Verbale + Non Verbale = Comunicazione integrata: negli studi più recenti si è superato il concetto dicotomico di comunicazione, elaborando un’impostazione che vede la comunicazione come un processo integrato di segni e parole. Sono ambiti autonomi, ma assemblando i contenuti dei diversi sistemi di comunicazione si crea un’interdipendenza semantica.

Recentemente è stata elaborata una seconda impostazione inerente la comunicazione e antitetica alla prima, precedentemente analizzata: essa, infatti, prevede un processo di integrazione e interdipendenza semantica tra i due sistemi comunicativi. Ciò accade sia con le parole, sia con il silenzio: pensate ad un passeggero in viaggio, con gli occhi al finestrino e le braccia conserte. Cosa vi sta comunicando? Sicuramente che non ha voglia di parlare con voi.

Segnali verbali e non verbali: che succede se sono discordanti?

Per comunicare efficacemente, i segnali verbali non verbali dovrebbero coincidere: in questo modo aumenta la fiducia della persona con cui entriamo in relazione. Una comunicazione efficace richiede in primo luogo che i segnali non verbali coincidano con le parole, perché questo aumenta la fiducia e dunque incide positivamente sulla relazione che si ha con le persone con cui stai comunicando.

Eppure non sempre ciò accade: ecco allora che i segnali non verbali, anziché accentuare o completare i significati verbali, entrano in contraddizione.
Un esempio? Fingiamo di essere interessati, ma tamburelliamo con le dita sul tavolo, infastiditi.

Tipologie di comunicazione non verbale

La comunicazione non verbale viene tradizionalmente scissa in 4 componenti:

comunicazione non verbale schema dei componenti

Sistema paralinguistico

Indica l’insieme dei suoni emessi nella comunicazione verbale, indipendentemente dal significato del messaggio. Comprende tono, frequenza, ritmo e silenzio.

  • Il tono è legato alla frequenza della voce, che dipende da fattori fisiologici e sociali.
  • La frequenza è parimenti influenzata dal fattore sociale: se sono in difetto, userò un tono più basso.
  • Il ritmo serve a conferire autorevolezza al messaggio: parlare lentamente, inserendo delle pause tra una frase e l’altra, conferisce un tono solenne.
  • Il silenzio è un’ulteriore forma di comunicazione paralinguistica, molto legata al contesto: il silenzio di due persone arrabbiate che nemmeno si guardano è differente dal silenzio emozionato di due innamorati.

Sistema cinesico

Il sistema cinesico include atti comunicativi espressi dai movimenti del corpo, in particolare movimenti oculari, mimica facciale, gesti e postura.
Sono elementi fortemente influenzati non solo dall’indole personale, ma anche dal contesto culturale di riferimento.

Prossemica

Si tratta del modo in cui le persone si dispongono in un contesto specifico, suddividendo inconsapevolmente lo spazio che le circonda.
Nella distribuzione spaziale, vengono identificate quattro aree:

  • Zona intima (da 0 a 50 cm)
  • Zona personale (da 50 cm ad 1 m)
  • Zona sociale (da 1-3/4 m)
  • Zona pubblica (oltre i 4 m)


Aptica

Si tratta dell’insieme dei messaggi comunicativi espressi attraverso il contatto fisico. Comprende forme comunicative codificate (la stretta di mano, il bacio sulle guance come saluto ad amici e parenti) e spontanee (un abbraccio, una pacca sulla spalla). Anche in questo caso pesano le differenze culturali, oltre al proprio carattere.

Comunicazione non verbale statica vs non verbale dinamica

La comunicazione non verbale statica raggruppa una serie di elementi “aggiuntivi”, come trucchi, abbigliamento, accessori, che vengono scelti a seconda del contesto di riferimento. Difficile pensare ad un clown vestito in giacca e cravatta!

La comunicazione non verbale dinamica riguarda più da vicino il sistema cinesico e la prossemica. Pensiamo al lavoro di un attore sulle sue espressione e su quanto ci trasmettono in un film: molto più delle sole parole!

E voi, sapete comprendere la comunicazione non verbale?

  • Riuscite a capire se le parole del vostro interlocutore sono il linea con il suo linguaggio corporeo?
  • Riconoscete i segnali non verbali che mandate?
  • Sono coerenti con i vostri messaggi verbali?
  • Tenete la schiena dritta o state un po’ curvi in avanti?
  • In che posizione state quando vi sentite sotto pressione?

Mini kit di allenamento per mamme e papà: ecco gli errori da evitare quando comunichiamo

E’ importante, anche nell’ambito della famiglia, saper comprendere non solo le parole, ma anche i significati non verbali che riceviamo. Ad aiutarci, abbiamo a disposizione uno strumento infallibile: l’istinto. Il linguaggio del corpo è strettamente correlato alle emozioni, riscopriamole ed impariamo ad ascoltarle.

La comunicazione efficace in un certo qual modo significa parlare di relazioni tra le persone. In famiglia è cruciale: è il primo nucleo dove i piccoli si confrontano con l’adulto, imparando a condividere idee ed emozioni. Saper capire la comunicazione non verbale significa potenziare la comunicativa-affettiva ed emozionale, fornendo al bambino situazioni stimolanti, gratificanti e soprattutto chiare. Per farlo, è necessario potenziare al massimo la propria consapevolezza emotiva, lavorando su intelligenza emotiva ed empatia. Ecco alcune alcune cose da evitare:

Non tenete il contatto oculare troppo a lungo (o troppo poco): il contatto oculare è un indicatore dell’interesse, ma anche di rispetto. Tenere gli occhi fissi su chi ci parla può mettere a disagio l’interlocutore.
Viceversa non guardare in faccia chi ci parla è sinonimo di insicurezza o scarso interesse.

Non irrigidite le spalle: se siete rilassati mentre parlate, trasmetterete serenità e sarà più facile creare empatia con il vostro ascoltatore. Non dimenticate di tenere la testa alta: diversamente rischiate di trasmettere insicurezza. Spesso per trasmettere sensazioni di amichevolezza e dolcezza, si tende a inclinare la testa giusto un pochino, senza accorgersene.

Non incrociate le braccia: le braccia sono la porta di ingresso del corpo: se le incrociate, possono essere percepite come uno scudo difensivo per proteggersi dal mondo. Peggio ancora quando chiudete i pugni: vuol dire che siete davvero tesi e avete bisogno di rilassarvi.

Non dondolate le gambe: se tendiamo a muovere le gambe molto più del normale, significa che siamo nervosi, stressati o agitati. E’ un messaggio a cui prestare attenzione, specialmente nei contesti lavorativi.

Non gesticolate velocemente: i gesti delle mani sono influenzati anche dalla cultura (pensiamo a quanto gesticoliamo noi italiani!). Il controllo su questa componente ci farà apparire più sicuri e spontanei.

In famiglia: Gio-Coaching per lavorare sulla comunicazione non verbale

Un buon intervento comunicativo prevede la messa in atto di alcune strategie. Il primo consiglio che vogliamo offrirvi è di allenare l’ascolto attivo, mettendosi in un’attitudine di ascolto empatico, senza il filtro del pregiudizio.

L’ascolto attivo

Il primo passo, per approdare ad un buon intervento comunicativo è sicuramente quello di utilizzare nei confronti del piccolo un ascolto attivo. Questo tipo di comunicazione non genera ruoli up o down e prevede un sapiente utilizzo del silenzio come momento comunicativo.

Il secondo Gio-Coaching consiste nell’utilizzo del “Messaggio- Io“: si tratta di una comunicazione, in questo caso adulto-bambino, basata sull’assenza della valutazione o giudizio. L’obiettivo è di porre il bambino di fronte agli effetti e ai sentimenti che il suo atto procura negli altri. Un esempio:

  • Messaggio-Tu
    “Ecco, sei sempre tu a lasciare la camera in disordine!”
  • Messaggio-Io
    “Quando lasci la camera in disordine, mi fai arrabbiare e perdo la calma”

Nel secondo caso, l’attenzione è sugli effetti del gesto compiuto. Utilizzando il Messaggio-Io non c’è ammonimento, ma ci si mette in gioco, insegnando un modo di relazionarsi con gli altri sicuramente più costruttivo del puro giudizio.

Di questo tema ha parlato ampiamente Thomas Gordon, sostenitore della comunicazione efficace e dell’importanza dell’ascolto attivo, che ha individuato dodici barriere alla comunicazione:

  • Dare ordini, comandare o dirigere
  • Minacciare, mettere in guardia
  • Moralizzazioni, far prediche
  • Dare consigli
  • Persuadere con la logica
  • Biasimare e giudicare
  • Manifestare compiacimento
  • Ridicolizzare o usare frasi fatte
  • Analizzare diagnosticare o interpretare
  • Consolare o rassicurare
  • Investigare o indagare
  • Minimizzare o ironizzare

Il Gioco dei senza perdenti

Infine vi proponiamo un esercizio che ci allena ad affrontare i conflitti. Si chiama Il Gioco dei Senza Perdenti e prevede, di fronte a un obiettivo comune, di affrontare il conflitto trovando una soluzione utile a tutti i partecipanti. Per farlo, occorre rispettare alcune regole:

  • Esporre chiaramente il problema
  • Cercare soluzioni
  • Valutare pro e contro delle proposte
  • Analizzare la proposta più adeguata
  • Agire sulla base della proposta
  • Verificare i risultati raggiunti

E’ un modo per insegnare a evitare lunghe diatribe che non portano mai a nulla, se non alla sconfitta di tutti i membri della squadra.

Libri sulla comunicazione non verbale

Se, come speriamo, questo argomento vi ha affascinati e volete approfondire, ecco qualche spunto per iniziare il vostro percorso. Partiamo da un grande classico che, prima ancora di affrontare la comunicazione no verbale, ci spiega l’intelligenza emotiva, pietra miliare della comprensione del non detto. Stiamo parlando di Daniel Goleman e del suo saggio Intelligenza emotiva (abbiamo scritto un MINI-SAGGIO sull’intelligenza emotiva, potete cominciare da quello).

Se invece volete saperne di più sulla comunicazione non verbale in senso stretto, tra gli autori italiani trovate Marco Pacori con I segreti del linguaggio del corpo. Uno dei pionieri degli studi delle espressioni facciali è lo psicologo statunitense Paul Ekman, che ha scritto, tra gli altri Giù la maschera. Come riconoscere le emozioni dall’espressione del viso: si tratta sicuramente di un modo per lavorare sulla comunicazionea 360 gradi, in famiglia e non.

   

Pin It on Pinterest