Sapevi che il 90% dei messaggi che trasmetti agli altri non dipendono dalle parole che usi? Ne abbiamo parlato nel nostro articolo sulla comunicazione non verbale. I movimenti del corpo, in particolare, incidono sul 55% del messaggio.

Ecco cinque gestualità da evitare. Secondo gli studiosi della comunicazione non verbale, infatti, trasmettono un senso di disagio e di tensione nella persona con cui si parla:

  • non tenere il contatto oculare troppo a lungo o troppo poco: il contatto oculare è un indicatore dell’interesse, ma anche di rispetto. Tenere gli occhi fissi su chi ci parla può mettere a disagio l’interlocutore. Non guardare in faccia chi ci parla è sinonimo di insicurezza o scarso interesse;
  • non irrigidire le spalle: se sei rilassata/o mentre parli, trasmetterai serenità e sarà più facile creare empatia con chi ascolta. Non dimenticare di tenere la testa alta: diversamente rischi di trasmettere insicurezza;
  • non incrociare le braccia: le braccia sono la porta di ingresso del corpo: se le incroci, verranno percepite come uno scudo difensivo per proteggersi dal mondo. Peggio ancora quando chiudi i pugni: vuol dire che sei davvero tesa/o;
  • non dondolare le gambe: se tendi a muovere le gambe molto più del normale, significa che sei nervosa/o, stressata/o o agitata/o. È un messaggio a cui prestare attenzione, specialmente nei contesti lavorativi;
  • non gesticolare velocemente: i gesti delle mani sono influenzati anche dalla cultura (pensiamo a quanto gesticoliamo noi italiani!). Il controllo su questa componente ci farà apparire più sicuri e spontanei.

LABORATORIO DI EDUCAZIONE CREATIVA©

In questo laboratorio di educazione creativa dovrai trasformarvi in una sorta di Sherlock Holmes della comunicazione non verbale. Comincia memorizzando le cinque gestualità che abbiamo individuato sopra. Per aiutarti puoi utilizzare una mappa mentale o una mappa concettuale.

Rimani in agguato, a caccia di questi gesti. Se ne noti qualcuno in uno dei tuoi bambini, prova a chiedergli come si sente. Chiedigli se c’è qualcosa che lo ha turbato o innervosito. Potrebbe essere il segnale che ha bisogno di un ascoltatore empatico o di un sostegno emotivo. Questa pratica è comune tra i genitori e gli insegnanti danesi (puoi leggere tante testimonianze ne “Il metodo danese”  e ne “Il nuovo metodo danese” di Jessica Alexander). Non mettere pressione. Piuttosto, raccontagli un episodio in cui tu ti sei sentita/o nervosa e ti sei comportata nello stesso modo: rinuncia al giudizio e racconta le tue esperienze. A proposito, se stai lavorando sulla comunicazione, prova anche il laboratorio per rimuovere le barriere alla comunicazione.

Attraverso questo laboratorio potrai esercitare la tua intelligenza emotiva imparando a riconoscere i segnali che il corpo utilizza per esprimere i sentimenti.

FONTI

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