Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una vera e propria esplosione degli studi sulle emozioni e sul ruolo pervasivo che hanno nella vita di tutti i giorni. Una delle teorie più interessanti in merito è sicuramente quella dell’intelligenza emotiva, elaborata da Daniel Goleman sulla base di numerosi studi precedenti e brillantemente esposta nel suo best-seller Intelligenza Emotiva.

Perché alcune persone con Q.I. elevato falliscono mentre altri, con Q.I. decisamente più mediocri, raggiungono il successo e la felicità? Con questo interrogativo Goleman apre il suo libro, cominciando insieme ai lettori un viaggio alla scoperta delle emozioni. Il Q.I. può predire il successo personale e lavorativo solo nel 10-20% dei casi, dunque è sotto gli occhi di tutti che ci sono altri fattori e probabilmente una buona parte è giocata dal Q.E., ovvero il grado di intelligenza emotiva.

L’obiettivo è aiutare i bambini a crescere meglio, le persone a dominare le proprie emozioni, la società ad uscire dal tunnel di isolamento e solipsismo in cui pare essere entrata.

Se un rimedio esiste, personalmente sono convinto che sia da cercarsi nel modo in cui prepariamo i bambini alla vita.

Definizione

Goleman, da fine psicologo, conosce bene la tendenza a standardizzare, a considerare le persone con un punteggio, con un numero; eppure, la sua pratica clinica suggerisce che oltre ai classici test d’intelligenza c’è dell’altro, una forma di intelligenza alternativa e complementare che può guidare verso una vita felice e appagante.  Questa è l’intelligenza emotiva, ovvero la capacità di riconoscere e controllare le emozioni, proprie ed altrui.

Ma cosa intendiamo dunque quando ci riferiamo all’intelligenza emotiva? Goleman descrive l’intelligenza emotiva rifacendosi ai concetti descritti da un altro psicologo, Peter Salovey, che la estende a cinque ambiti:

  1. Conoscenza delle proprie emozioni. E’ l’autoconsapevolezza, la capacità di riconoscere un sentimento nel momento in cui si presenta ed è un nodo cruciale per l’intelligenza emotiva. Goleman descrive dettagliatamente decine di casi in cui la persona è totalmente ignara rispetto alle emozioni che prova, non riuscendo così a dominarle e causando pesanti conseguenze per chi gli sta intorno.
  2. Controllo delle emozioni. Discende dal punto 1) in modo abbastanza esplicito
  3. Motivazione di se stessi. Dominare le emozioni per raggiungere un obiettivo aiuta non solo a concentrare l’attenzione ma anche nell’autocontrollo e nella creatività. Saper motivare se stessi è alla base della realizzazione e garantisce prestazioni eccezionali.
  4. Riconoscimento delle emozioni altrui. L’empatia, in altre parole; un’abilità cruciale per le buone relazioni con gli altri.
  5. Gestione delle relazioni. La competenza sociale deriva perlopiù dal saper dominare le emozioni altrui ed è un po’ la somma di tutti i punti precedenti; è il miglior predittore del successo.

Le capacità in questi ambiti possono variare, anche notevolmente: potremmo avere bambini particolarmente empatici eppure incapaci di dominare le proprie emozioni.

Nel corso del suo libro Goleman ci presenta decine di casi che, nella sua carriera di psicologo, ha affrontato. Molti hanno a che fare con la rabbia, altri con la tristezza o la paura. Troviamo esempi tratti dalla vita di tutti i giorni, la maggior parte di essi saranno capitati anche a voi.

Per esempio, il litigio tra due bambini è mediato dall’intelligenza emotiva, così come il rimprovero della madre. Saper riconoscere che ci stiamo arrabbiando è il primo passo per evitare le conseguenze distruttive della rabbia.

In altre parole, l’intelligenza emotiva può cambiare il nostro destino: può trasformarci in persone più consapevoli, ottimiste, decisamente più apprezzate e di successo. Goleman fa numerosi esempi sui casi di liti coniugali, mettendo in luce i tragici effetti della mancanza di intelligenza emotiva

E voi, siete emotivamente intelligenti?

Ecco qualche domanda per capire che rapporto avete con il mondo delle emozioni:

  • Quali emozioni provate più spesso? 
  • Sapreste descrivere per bene ciascuna delle emozioni che provate? Come? 
  • Avete un buon controllo delle vostre emozioni? 
  • Se qualcuno in macchina vi taglia la strada in malo modo, come reagite?
  • E se qualcuno vi supera in coda al supermercato?
  • Cos’è per voi l’empatia? 
  • Riuscite a riconoscere le emozioni che prova chi vi sta vicino? 

Mini-kit di allenamento per mamma e papà: intelligenza emotiva in 3 mosse

Daniel Goleman propone tre principali strategie per allenare la propria intelligenza emotiva e migliorare così le relazioni interpersonali. L’esercizio è fondamentale: ricordiamoci che queste dritte serviranno nel momento di massima difficoltà, quando le emozioni saranno sul punto di esplodere; dobbiamo arrivarci più che allenati!

Calmarsi: imparare a dominare il flusso delle emozioni, a mantenersi imperturbabili. La calma è elogiata dai tempi dei filosofi greci, permette di pensare al meglio e non prendere decisioni emotive o d’impulso. Per un genitore si tratta di una grande dote

Rendere i propri pensieri meno tossici: monitorare i propri pensieri, evitando tutti quelli diretti a screditare gli altri, a partire dal momento in cui si formano nella propria mente. In questo senso, l’attitudine al pensiero positivo è un grande aiuto per imparare a rendere virtuoso il flusso dei nostri pensieri.

Ascoltare: evitare di travolgere gli altri con la propria piena emotiva è il terzo cardine dell’allenamento emotivo. La capacità di ascoltare in modo attivo è forse la dote più importante per un genitore (e anche per tutti gli altri).

Intelligenza emotiva in famiglia

Il buon genitore è colui che sa porsi come “allenatore” emotivo“; per poter assolvere a questa funzione è opportuno che il genitore sia il primo ad avere una buona competenza emotiva, per cui non abbiate paura di sporcarvi le mani e mettetevi al lavoro! Proponiamo tanti esercizi per imparare a controllare le proprie emozioni.

Ricordate che insegnare ai bambini a riconoscere le proprie emozioni è assolutamente necessario affinché crescano bene. Quanto agli errori da evitare, fondamentalmente sono tre: 1) ignorare i sentimenti e le emozioni, 2) assumere un atteggiamento lassista, come chi per calmare una tempesta emotiva usa premi o lusinghe, 3) disprezzare i sentimenti del bambino e fargli intendere che non ce ne importa nulla.

Due ragazzi della scuola superiore avevano litigato con un amico, cominciando poi a tormentarlo e a minacciarlo; un giorno, questi giunse a scuola con una pistola calibro 38 e freddò i due, nell’atrio della scuola.

Questo, secondo Goleman, dipende dal fatto che siamo così presi dall’insegnare a leggere e scrivere da non preoccuparci della gestione delle emozioni dei bambini; in altre parole, ci preoccupa più la lezione di matematica che sapere se saranno ancora vivi la prossima settimana. Estremismo? Assolutamente no, soprattutto per gli appassionati di cronaca locale: episodi, anche gravi, causati dall’analfabetismo emotivo, dalla mancanza di empatia e di controllo sulle emozioni sono ormai all’ordine del giorno. Questo è il costo del mancato allenamento all’intelligenza emotiva.

Anche per questa ragione è utile battersi perché l’empatia divenga argomento di scuola, come abbiamo spiegato in un articolo qualche tempo fa.

Gio-coaching per l’intelligenza emotiva

Se decidiamo di allenarci per sviluppare l’intelligenza emotiva, Seguiremo un percorso simile a quello per l’empatia (che non a caso è una componente dell’intelligenza emotiva). Quindi, cominciate con gli stessi tre esercizi, ovvero:

A questo punto, possiamo integrare gli SPUNT-ESERCIZI di Gio-Coaching in una cornice più ampia. Ovvero quella dell’educazione emotiva. Prendete spunto dai programmi di educazione emotiva a scuola. Sono semplici attività che potete proporre anche a casa.




Libri sull’intelligenza emotiva

Un grande classico, con il quale abbiamo introdotto l’argomento, è proprio Intelligenza emotiva di Daniel Goleman. E’ il saggio fondamentale che ha portato questo tema all’attenzione del grande pubblico.

a cura di Matteo Princivalle

   

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