L’educazione tradizionale – quella di una volta che, almeno nell’immaginario collettivo, funzionava – era fondata sull’autorità genitoriale forte: un’autorità punitiva e piuttosto rigida, che vedeva nel bambino un subordinato da correggere e da istruire. A questa visione è seguita quella democratica, che riconosceva al bambino il diritto di decidere e di rivendicare la propria volontà in modo democratico e trasversale.

Cosa dicono le neuroscienze sui bambini
Le neuroscienze e la ricerca psicologica hanno evidenziato un’immaturità infantile che non è esclusivamente caratteriale, ma soprattutto cerebrale: il cervello del bambino è molto diverso da quello di un adulto. Il processo di crescita non riguarda esclusivamente l’apprendimento di nuovi saperi: è una trasformazione profonda anche a livello biologico e cognitivo.
Tuttavia, le emozioni e le esperienze che proviamo nella prima infanzia, si ripercuotono sullo sviluppo. Un bambino che associa gli ambienti di apprendimento alla paura e all’inadeguatezza, per fare un esempio, da adolescente cercherà di fuggire dallo studio. Il suo cervello, infatti, gli suggerirà di evitare queste esperienze dolorose. Così, un bambino che sia stato punito per le sue azioni, imparerà ad agire di nascosto.
Se ci fermiamo a queste evidenze scientifiche, dovremmo concludere che entrambe le proposte educative avanzate finora sono fallimentari: l’autorità basata sull’adulto-padrone, infatti, rischia di produrre un senso di paura e inadeguatezza persistente. Abbandonare il bambino a se stesso fingendo che sia un adulto, d’altra parte, non tiene conto della sua immatura cerebrale. È evidente la necessità di individuare una terza strada, che unisca la necessità del bambino di essere guidato – anche prendendo decisioni che, apparentemente, vanno contro i suoi desideri – con la necessità di vivere in un ambiente caldo, stimolante e capace di suscitare emozioni positive.

Educare al rispetto
Ci piace pensare che questa terza strada, questa nuova educazione, sia l’educazione al rispetto, ovvero un’educazione impartita attraverso l’esempio e il fare insieme, fatta di regole – sì, le regole ci sono e ci devono essere – ma anche di condivisione di quelle regole: noi adulti dobbiamo trasmetterne il valore ai bambini, dobbiamo essere al loro fianco quando chiederemo di rispettarle.
L’educazione al rispetto si fonda, prima di tutto, sul rispetto del bambino per quello che è: una creatura immatura, ma capace di esprimere un potenziale immenso. Una creatura unica, da far crescere con amore e attraverso l’amore, apprezzandolo per il bambino che è, ma pensando sempre alla donna o all’uomo che un giorno sarà. L’educazione al rispetto è prima di tutto un’educazione strategica, fatta di obiettivi articolati su un periodo temporale lungo: rispettare un bambino significa agire oggi perché domani possa godere davvero del bene più prezioso che c’è: la libertà.

Pin It on Pinterest