La mentalità fissa è una tentazione per tutti noi: l’idea che qualcuno, in virtù della sua intelligenza innata, possa raggiungere qualsiasi obiettivo senza fatica e senza impegno è un mito che accompagna l’umanità dalle origini ad oggi. Purtroppo, le cose stanno molto diversamente e il nostro dovere di educatori è aiutare i bambini a comprenderlo, a valorizzare i propri sforzi e a prendersi cura di sé, lungo un percorso che durerà tutta la vita.

La maggior parte dei bambini che sviluppano una mentalità fissa o assoluta (fixed mindset) la rinforza nel corso della tarda infanzia e dell’adolescenza. Qualcuno, però, potrebbero rivelarsi molto più precoce.
Non è raro sentire una frase come “alcuni bambini sono intelligenti, altri sono stupidi” uscire dalla bocca di un bambino; in alcuni casi potrebbe trattarsi di un’uscita non troppo brillante dei suoi genitori o dei suoi insegnanti, ma spesso si tratta di una conclusione a cui i ragazzi arrivano da soli, in autonomia. Essi infatti osservano gli altri bambini e si accorgono che alcuni di loro riescono a leggere, scrivere, contare e disegnare senza problemi, mentre altri non ce la fanno. E così traggono le loro conclusioni.

Questa mentalità si accompagna al rifiuto per lo sforzo e per la forza di volontà: la mentalità fissa, a differenza di della mentalità di crescita o incrementale (growth mindset) non concepisce che si possa apprendere attraverso gli errori, né che si possano incontrare delle sconfitte. Per questa ragione è importante sforzarsi di educarsi e di educare i propri bambini (figli o studenti che siano) a sviluppare una mentalità di crescita.

EDUCAZIONE PRATICA

Rispetto ad un discorso teorico sulla mentalità di crescita, che risulterebbe eccessivamente astratto e incomprensibile per un bambino fino ai 12 anni, è più efficace un approccio pratico. Ma come possiamo implementarlo? Esistono alcune domande chiave, individuate dalla studiosa Carol Dweck, che potreste utilizzare come spunti di riflessione ogni giorno:

  • Cosa hai imparato oggi?
  • Hai commesso un errore da cui hai imparato qualcosa?
  • Ti sei impegnato duramente in qualcosa oggi?

Se i bambini sono incerti, potreste cominciare con le vostre storie, raccontando dei vostri sforzi e degli errori da cui avete tratto grandi lezioni di vita; non abbiate paura di enfatizzare questi aspetti o di trasformarli in una storia: un po’ di drammatizzazione darà il giusto slancio alla conversazione.

Ecco un secondo esercizio pratico: se i vostri bambini vi raccontano quanto sono stati bravi (es. “Sono stato il migliore della classe”, “Sono un genio”) non negategli il vostro supporto, ma andate oltre. Chiedete loro: “E che cos’hai imparato?”. Questa domanda non dovrebbe suonare come una critica, ma piuttosto come un incoraggiamento ad andare oltre (dovrebbe essere una domanda costruttiva, come abbiamo spiegato a proposito della tecnica ACR).

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BIBLIOGRAFIA
Dweck C. (2017), Mindset: Changing the way you think to fulfil your potential, Robinson

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