La Primavera mette allegria, con i suoi colori e le giornate che si allungano. In molti hanno celebrato questa stagione con rime e filastrocche. Qui ve ne proponiamo alcune tutte “in rosa” (per la Primavera abbiamo scelto solo poetesse!) da utilizzare eventualmente per il nostro laboratorio dei Fumetti poetici di Primavera.

CARO MARZO

di Emily Dickinson

Caro Marzo – Entra –
Come sono felice –
Ti aspettavo da tanto –
Posa il Cappello –
Devi aver camminato –
Come sei Affannato –

Caro Marzo, come stai tu, e gli Altri –
Hai lasciato bene la Natura –
Oh Marzo, Vieni di sopra con me –
Ho così tanto da raccontare –
Ho avuto la tua Lettera, e gli Uccelli –
Gli Aceri non sapevano che tu stessi arrivando –
L’ho annunciato – come sono diventati Rossi –

Però Marzo, perdonami –
Tutte quelle Colline che mi lasciasti da Colorare –
Non c’era Porpora appropriata –
L’hai portata
Chi bussa? Ecco Aprile –
Chiudi la Porta –
Non voglio essere incalzata –

È stato via un Anno per venire
Ora che sono occupata –
Ma le inezie sembrano così banali
Non appena arrivi tu
Che il Biasimo è caro come la Lode
E la Lode effimera come il Biasimo.

IL FILINO VERDOLINO

di Vivian Lamarque

Guarda guarda!
Grande festa nel prato:
un Filino d’Erba nuovo nuovo
questa notte è spuntato.

Si riconosce, è piccolino:
l’hanno chiamato Verdolino.
Trema un po’, è spaventato;
lo difenderà un Maggiolino del prato.

“Non temere, ti starò a vegliare,
non ti lascerò calpestare”.
“Grazie mille di starmi vicino”,
risponde felice Verdolino.

RAMI DI PESCO

di Ada Negri

Ferma al quadrivio, mentre piove e spiove
sotto l’aspro alternar delle ventate
chiaccianti come fruste sulle facce
di chi va, di chi viene, una vecchietta
vende rami di pesco.
O primavera
per pochi soldi! O riso, o tremolìo
di stelle rosee su bagnate pietre!

Scompare agli occhi miei la strada urbana
con fango e folla e strider di convogli
sulle rotaie, e saettar nemico
d’automobili in corsa. Ecco, e in un campo
mi trovo: è verde, di frumento appena
sorto dal suolo: pioppi e gelsi intorno
con la promessa delle fronde al sommo
dei rami avvolti in una nebbia d’oro:
e peschi: oh, lievi, oh, gracili, d’un rosa
che non è della terra: ch’è di tuniche
d’angeli, scesi a benedire i primi
germogli, e pronti, a un alito di brezza,
a rivolar da nube a nube in cielo.

SIGNOR INVERNO E SIGNORA PRIMAVERA

di Vivian Lamarque

“Signor Inverno, che cosa fai?
Quante valigie! Già te ne vai?”

“Sì, in una piego il Natale per bene,
in un’altra infilo il ghiaccio e la neve,
in un’altra metto influenze e bronchiti,
in questo zainetto trecento starnuti”.

“E quella signora che arriva laggiù?”.

“Signora Primavera è quella signora:
la sua valigia è leggera leggera,
è piena di erbetta e di pratoline
e di circa mille margheritine.
Le cedo il posto con un inchino:
farà del mondo un verde giardino”.

LE PRIME VIOLETTE

di Ada Negri

Anche quest’ anno andrai per le violette
lungo le prode, nel febbraio acerbo.
Quelle pallide, sai, che han tanto freddo,
ma spuntano lo stesso, appena sciolte
l’ultime nevi; e fra uno scroscio e un raggio
ti dicono: «Domani è primavera!».
Una voce ti chiama alla campagna:
e vai; e i piedi ti diventan ali,
sì: alta è la promessa ch’è nell’aria.

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