La Primavera mette allegria, con i suoi colori e le giornate che si allungano. In molti hanno celebrato questa stagione con rime e filastrocche. Qui ve ne proponiamo alcune tutte “in rosa” (per la Primavera abbiamo scelto solo poetesse!) da utilizzare eventualmente per il nostro laboratorio dei Fumetti poetici di Primavera.

SIGNOR INVERNO E SIGNORA PRIMAVERA

di Vivian Lamarque

Signor Inverno, che cosa fai?
Quante valigie! Già te ne vai?
Sì, in una piego il Natale per bene,
in un’altra infilo il ghiaccio e la neve,
in un’altra metto influenze e bronchiti,
in questo zainetto trecento starnuti.
E quella signora che arriva laggiù?.
Signora Primavera è quella signora:
la sua valigia è leggera leggera,
è piena di erbetta e di pratoline
e di circa mille margheritine.
Le cedo il posto con un inchino:
farà del mondo un verde giardino.

BENTORNATA PRIMAVERA

Patrizia Mauro 

Che graziosa Primavera
con il suo cesto di fiori
delicati, profumati,
un trionfo di colori!
Con il passo e il cuor leggero
attraversa valli e prati
salutando gli animali
dal letargo risvegliati.
Rondinelle fanno a gara
tra le nuvole azzurrine,
dai ruscelli vanno al mare
le sorgenti cristalline.
Un sorriso ci rallegra
ricordando che, in eterno,
torna a splendere il sereno
dopo un freddo, lungo inverno…

LA GEMMA FRETTOLOSA

Monica Sorti

Anche se è Inverno è una calda giornata,
vola felice sul bosco una Fata,
quando d’un tratto una piccola gemma
le pone insistente il seguente dilemma:
“Tu che sai tutto dei mondi e dei cieli,
mi serve che ora una cosa mi sveli.
Secondo te, non è giunto il momento
di esser baciata dal sole e dal vento?
E’ dall’autunno che sto qui nascosta,
quindi ti faccio questa proposta:
schiudimi ora, il mio involucro togli,
porta alla luce i miei nuovi germogli”.
“Anche se oggi è una calda giornata”,
dice danzando nell’aria la Fata,
“queste son bizze del clima moderno,
ma non è certo finito l’Inverno.
Quindi ricorda, c’è un tempo per tutto,
e se lo rispetti sarai un bel frutto.
Ma per frenare la tua irruenza
ti spruzzo addosso un po’ di pazienza,
così in Primavera sarai Inno alla Vita,
diventando una splendida gemma fiorita”.

BENVENUTA PRIMAVERA

Monica Sorti

La Fatina delle Piante
svolge un compito importante
perché lei, al momento giusto,
arriva e fa toc-toc sul fusto.
Dice con aria severa:
“E’ già quasi primavera
e i tuoi rami sono spogli,
con pochissimi germogli.
Piano, piano, lemme lemme,
devo metterti le gemme,
cresceranno e dai gonfiori
spunteranno foglie e fiori,
e con l’estate e la calura
ci sarà frutta matura”.
Ma le piante, tutte in coro,
gridano: “Che gran lavoro.
Ma lo sai, cara Fatina,
che era meglio con la brina?
Dormivamo notte e giorno,
nessun uccellino intorno
ci svegliava col suo grido,
su di noi faceva il nido”.
“Care piante brontolone,
ora è giunta la stagione
in cui la natura impera:
Benvenuta Primavera!”.

CARO MARZO

di Emily Dickinson

Caro Marzo – Entra –
Come sono felice –
Ti aspettavo da tanto –
Posa il Cappello –
Devi aver camminato –
Come sei Affannato –

Caro Marzo, come stai tu, e gli Altri –
Hai lasciato bene la Natura –
Oh Marzo, Vieni di sopra con me –
Ho così tanto da raccontare –
Ho avuto la tua Lettera, e gli Uccelli –
Gli Aceri non sapevano che tu stessi arrivando –
L’ho annunciato – come sono diventati Rossi –

Però Marzo, perdonami –
Tutte quelle Colline che mi lasciasti da Colorare –
Non c’era Porpora appropriata –
L’hai portata
Chi bussa? Ecco Aprile –
Chiudi la Porta –
Non voglio essere incalzata –

È stato via un Anno per venire
Ora che sono occupata –
Ma le inezie sembrano così banali
Non appena arrivi tu
Che il Biasimo è caro come la Lode
E la Lode effimera come il Biasimo.

IL FILINO VERDOLINO

di Vivian Lamarque

Guarda guarda!
Grande festa nel prato:
un Filino d’Erba nuovo nuovo
questa notte è spuntato.

Si riconosce, è piccolino:
l’hanno chiamato Verdolino.
Trema un po’, è spaventato;
lo difenderà un Maggiolino del prato.

“Non temere, ti starò a vegliare,
non ti lascerò calpestare”.
“Grazie mille di starmi vicino”,
risponde felice Verdolino.

RAMI DI PESCO

di Ada Negri

Ferma al quadrivio, mentre piove e spiove
sotto l’aspro alternar delle ventate
chiaccianti come fruste sulle facce
di chi va, di chi viene, una vecchietta
vende rami di pesco.
O primavera
per pochi soldi! O riso, o tremolìo
di stelle rosee su bagnate pietre!

Scompare agli occhi miei la strada urbana
con fango e folla e strider di convogli
sulle rotaie, e saettar nemico
d’automobili in corsa. Ecco, e in un campo
mi trovo: è verde, di frumento appena
sorto dal suolo: pioppi e gelsi intorno
con la promessa delle fronde al sommo
dei rami avvolti in una nebbia d’oro:
e peschi: oh, lievi, oh, gracili, d’un rosa
che non è della terra: ch’è di tuniche
d’angeli, scesi a benedire i primi
germogli, e pronti, a un alito di brezza,
a rivolar da nube a nube in cielo.

 

LE PRIME VIOLETTE

di Ada Negri

Anche quest’ anno andrai per le violette
lungo le prode, nel febbraio acerbo.
Quelle pallide, sai, che han tanto freddo,
ma spuntano lo stesso, appena sciolte
l’ultime nevi; e fra uno scroscio e un raggio
ti dicono: «Domani è primavera!».
Una voce ti chiama alla campagna:
e vai; e i piedi ti diventan ali,
sì: alta è la promessa ch’è nell’aria.

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