il re travicello

La favola del re travicello è uno dei pezzi più conosciuti tra le favole classiche. Si tratta di un testo concepito originariamente da Esopo, con il titolo “Le rane vogliono un re”, ed elaborato poi da Fedro nella versione più conosciuta de “Il re travicello“.

IL RE TRAVICELLO

Fedro

C’era una volta uno stagno pieno di rane che facevano quel che volevano: saltavano di qua e di là, oziavano e gracidavano dalla mattina alla sera. Un giorno, decisero di chiedere a Zeus un sovrano che insegnasse loro a vivere rispettando le regole e la disciplina. Zeus, divertito da questa richiesta, getto nello stagno un travicello di legno. Il travicello cadde in acqua con un gran tonfo: le rane, spaventate, si rintanarono nel fango sul fondo dello stagno e per un po’ non uscirono. Poi, vedendo che il travicello di legno galleggiava immobile sulla superficie dello stagno, andarono a vederlo più da vicino.
Cominciarono a toccarlo, poi a saltarci sopra: il travicello non si muoveva e non diceva una parola. Presto, le rane tornarono alla vita sregolata e allegra di prima, ignorando il loro re. Dopo qualche tempo, le rane tornarono da Zeus e gli chiesero un nuovo re: il re che ci hai mandato è una nullità; noi vogliamo un sovrano che ci faccia rispettare le sue regole”.
A questo punto, Zeus gettò nello stagno un serpente, che cominciò a divorare tutte le rane che trovava. Per la paura, le rane smisero di gracidare e cominciarono a vivere nascoste tra le canne o nel fango. Le rane superstiti tornarono sull’Olimpo, supplicando Zeus di riprendersi quel serpente malvagio. Ma il capo degli dei disse loro: “Vi avevo mandato un buon re e voi l’avete rifiutato. Adesso, tenetevi quello malvagio”.

Meglio tenersi una situazione mediocre che rischiare, cambiando, di peggiorarla drasticamente. 

AUDIOFAVOLA ILLUSTRATA

Abbiamo realizzato anche un’audiofavola illustrata per “Il re travicello” (con l’aiuto della bravissima Virginia Billi di Storiellando). Eccola qui (e non farti ingannare dal titolo diverso; come dicevamo all’inizio dell’articolo, la favola è identica):

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